Posts Tagged ‘T-Rex’

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Telegram Sam (T-Rex) by Bauhaus

2 novembre 2013

Bauhaus-Telegram+Sam+front

Certe volte i maestri hanno dei pessimi allievi. E’ il caso dei Bauhaus, caduti da subito in quell’inciampo gotico e catacombale dove aleggiavano pipistrelli, ragnatele, Bela Lugosi e funerali assortiti. I biechi figuri che compongono le tribù nerovestite andarono a – ehm – nozze con ‘sì tanta materia oscura e quindi – da allora e per sempre – i quattro di Wolverhampton furono il gruppo gotico per eccellenza, diminuendone (almeno da queste parti) portata e impeto.

Un peccato visto che – guardando sotto la cotonatura di Daniel Ash (un Andy Taylor emaciato e sottopeso) – si potevano scorgere spore hard rock (Led Zeppelin, e non si pensi all’oltraggio) e migliaia di lustrini glam (Bowie, Bolan). Insomma, un po’ quello che faranno – rettificando il tiro – di lì a poco i Janes Addiction. Al netto di tutta la paraphernalia da depressi cronici intenti a scavare nell’ossianesimo spinto, rimangono quattro poderosi musicisti, una sezione ritmica tra le più potenti e precise del post punk e carisma a profusione dalla figurina di Peter Murphy, scaduto a macchietta troppo presto.

E certo, le canzoni. Disseminate un po’ ovunque nella prima parte di carriera, prima che egocentrismi e orde di nerovestiti rompessero l’equilibrio. Quella nuova musica nervosa e digrignante non aveva inventato nulla, e questa versione di Telegram Sam (dal catalogo di Zio Marc Feld, appunto) ne certifica la paternità. Ma che rock and roll epilettico, ragazzi! Ora però levatevi quel cerone e siate uomini.

L’hanno rifatta anche: Beki Bondage, Jump The Gun

T-REX – Telegram Sam (7″, EMI, 1972)
BAUHAUS – Telegram Sam (7″, 4AD, 1980)

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08) Children Of The Revolution (T-Rex) by Baby Ford

4 dicembre 2012

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Calcio e rock and roll sono sempre andati di pari passo, soprattutto in Inghilterra, come è giusto che sia dacchè cose che i britannici si vantano d’aver – se non inventato – almeno rese moderne, di pubblico dominio e spesso equiparate ad arte (dico Beatles e George Best. E mi fermo); e dunque le affinità non possono fermarsi in prossimità di un prato verde o di un palco.

Ma è un peccato che un simile e godurioso binomio non abbia potuto espatriare dall’isola e diffondersi un po’ ovunque, per portare un po’ di felicità e qualche sorriso ai poveri di spirito. Invece è rimasta una cosa quintessenzialmente inglese (nonostante il cd con le selezioni di Alessandro del Piero e quella imbarazzante formazione mesozoica che ci ostiniamo a chiamare Nazionale Cantanti); facce della stessa medaglia che addirittura – fino a pochi anni fa – riusciva a convergere in prossimità dei grossi festival estivi dei tornei di soccer tra band e roadies, tanto per sottolineare l’assioma.

A tal proposito girano ancora in rete vecchie fotografie tratte dal NME o MM nelle quali dei pallidi Robert Smith, Rod Stewart e Damon Albarn si trastullano in area di rigore, il che – converrete – non è la stessa cosa che avere in formazione Luca Barbarossa e Andrea Mingardi.

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