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Gothic People (Pulp) by Libitina

11 agosto 2013

A+Closer+Communion

“Bella forza” – dice il saccentino – “scrivi solo di grandi canzoni, ‘sso bboni tutti. Trovami un rifacimento infame o semplicemente ridicolo e poi ne riparliamo. Ciao.”
Ciao. Premesso che le cattive notizie sovrastano di gran lunga – da sempre – le buone, non sarebbe stato male lasciare intonso questo spazio virtuale, evitandogli pacchianate e guano assortito. Ma give the people what they want, giusto? E allora, se qualcuno di voi ha un particolare e morboso attaccamento alle cattive notizie eccovi qualcosa che può agevolmente rovinarvi la settimana.

Volete la peggior cover mai incisa? Il gotha dell’orrido? Lo zenith del liquame? Sia. Per chi scrive, dopo tanto baccanar di goduriose note, è questa. Ed è cosa buona et giusta tenervi lontani da siffatti figuri, a monito e futura memoria. Questa è fuffa che manco al Batcave dei tempi d’oro avrebbero permesso d’oltrepassare la soglia. Un immonda accozzaglia di pacchianerie oscure, di mascara colante, di cerone ammuffito. Un unico, lungo incommensurabile tapis roulant di luoghi comuni nei quali in questi lunghi anni il goticume spiccio s’è andato ad abbeverare, autofecondandosi in un pericoloso virus. Non v’è nulla qui dentro che possa attirare l’attenzione dell’ascoltatore sano di mente. Non v’è del sano trash, non v’è lo sberleffo che uccide, l’humour dissacrante, lo sfregio, l’omaggio, la coltellata finale. No. Non riescono nemmeno a sembrare simpatici questi poveracci diversamente dotati, tanto sembrano prendersi sul serio nel loro catacombale e teutonico dispiegarsi. Però, ci credereste? Nonostante gli indizi i figuri sono britannici. Di Sheffield per la precisione, e mi stupisce che Adi Newton, Martin Fry, Glenn Gregory, Philip Oakey, Stephen Mallinder, Gavin Bryars, Paul Carrack, Joanne Catherall, Jamie Cook, Bruce Dickinson, Joe Elliott, Richard Hawley, Paul Heaton, Stephen Jones, Richard H. Kirk, Róisín Murphy, Mark Gouldthorpe e Joe Cocker (che di Sheffield furono cittadini illustri, e sicuramente più dotati) non abbiano organizzato una spedizione punitiva sotto le finestre di casa di questi babbei. Naturalmente capeggiata dall’altro Cocker, Jarvis.

P.S. Se volete rifarvi i padiglioni auricolari trovate un’ottima versione di Common People al n. 47 di Nudespoonseuphoria

L’hanno rifatta anche: Scouting For Girls, Tori Amos, William Shatner

PULP – Common People (7″, Island, 1995)
LIBITINA – A Closer Communion (Cd, 1997, Libation)

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47) Common People (Pulp) by William Shatner

6 ottobre 2011

Tirava aria di guerra nell’agosto 1995, l’Europa soggiaceva ai deliri del Regno Unito, pronto nuovamente a proclamare che…sì…l’Impero colpiva ancora, e peste ci avrebbe colto non avessimo voluto sottometterci. Centinaia di persone affrontavano con coraggio la calura per fare code interminabili, mentre due fazioni si sfidavano a colpi di insulti, deliri e proclami dalle prime pagine dei giornali. Sembrava che il Nuovo Ordine Mondiale fosse nuovamente sotto l’influsso britannico, con il resto del mondo a guardare, inconsapevole spettatore. Il 14 agosto del 1995 i due pretendenti al trono, dopo settimane di schermaglie, decisero di schierare le truppe e scendere nelle strade, violando la tregua e il coprifuoco.

Country House e Roll With It erano i nomi delle armi segrete che avrebbero dovuto – nelle intenzioni – spazzare via l’avversario e proclamare il dominio assoluto. Edizioni straordinarie e sospiri bloccati in gola, quell’afoso agosto. Restammo tutti col fiato sospeso mentre infuriava una battaglia a suon di copie vendute alla quale non ci sottraemmo. Era il picco massimo di quell’allucinazione collettiva chiamata brit pop, furbesca trovata dell’industria discografica inglese per distogliere gli acquirenti dalle massicce iniezioni di hip hop (prima) e grunge (dopo) fin lì subite. L’emorragia di vendite era diventata troppo esosa perché i britannici rimanessero inermi a subire l’ennesima batosta dagli Stati Uniti (ma, avessero potuto vedere nella sfera di cristallo chiamata Napster…) e quindi fecero quadrato, lanciando una innumerevole serie di ordigni, molti dei quali caricati a salve.

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