Archive for novembre 2013

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Are You Gonna Go My Way? (Lenny Kravitz) by The Moog Cookbook

15 novembre 2013

Moog_Cookbook-The_Moog_Cookbook(FrontCover)

Non entrerà mai un disco di Lenny Kravitz in casa mia, potete giurarci. Anzi no, visto che il mio ex voto è stato ampiamente infranto con Justify My Love di Madonna in versione 12″; brano principalmente farina del sacco del belloccio brunito (e dei Public Enemy ai quali quel superbo campione ritmico veniva furtato).

Come che sia ho sempre considerato il capelluto tatuato lo specchio deformante del decadimento del rock – di certo rock, quantomeno – resosi volontariamente dietetico e pronto per vernissage e copertine, sfilate e passerelle. Ciò che avrebbe dovuto, per sua natura, avere la residenza al Whisky a Go Go (o al Max’s Kansas City) si è trovato domiciliato presso Vogue.

Puah.

Ergo, il modellone mi è sempre sembrato un inutile frullato di nulla, una finta aggressività armonica patinata e hollywoodiana, un fascio di muscoli (un fascio e basta, forse) da gettare in pasto a discoteche alternative imbevute di RCHP e Anouk, di Offspring e Dandy Warhols. Un incubo, in due parole. Disgustoso e poseur come pochi, aggiungerei.

Quanto mi ha nauseato, in quei mediani Novanta, quando sbrodolava su tutte le interviste riguardo la sua passione per il rock vintage, portata all’estremo pretendendo un mixer degli anni Sessanta in sala di registrazione per dare al suo ‘lavoro’ quel dejà vu sixties che tanto faceva pendant con le sue zeppe. Niente di cui stupirsi, anzi. C’aveva già provato il buon Lee Mavers dei La’s pochi anni prima, rispedendo al mittente quel banco mixer ritenendolo non idoneo dacchè la polvere depositatasi non era certo quella dell’epoca.

Che poi parte del mio nervosismo verso il figlio di colei che impersonava Helen Willis nel telefilm dei Jefferson provenisse anche dal suo ramazzare alcune tra le più belle donne del pianeta (Lisa Bonet e Natalie Imbruglia comprese) aumentava considerevolmente il mio più profondo disprezzo per la musica proposta.

Godetti assai dunque quando, nel 1996, i Moog Cookbook, folle duo di svampiti composto da Uli Nomi e Meco Eno (veri nomi: Brian Kehew e Roger Jospeh Mannin Jr.) andavano a saccheggiare e dissacrare come degli Smurfs sotto acido un bel po’ di icone del rock (Smells Like Teen Spirits, Black Hole Sun, Basket Case tra le altre) in un album demenziale piuttosto ed anzichenò, e dunque per questo gustoso assai.

Canzoncine autistiche, salterelli di gommapiuma, synth goderecci e una intensa attività parodistica che faceva sembrare i beneamati Chicory Tip (o i Silicon Teens) una versione basica dei Rush. Are You Gonna Go My Way nelle loro mani diventa un marshmallow diabetico, una sigletta per qualche vecchio gioco Atari, un brutale pasticcio atto a ridimensionare cotanta nullità piena di boria. Assolutamente stupidi, inadatti a qualsiasi ruolo e per questo irresistibili nel loro svolgere una missione sulla carta impossibile.

Insomma, roba che persino i Daft Punk potrebbero cadere in tentazione.

L’hanno rifatta anche: Tom Jones, John Paul Young, Metallica, Robbie Williams, Kato, Gun, Mambo Kurt, IQ20, The Party Animals.

LENNY KRAVITZ – Are You Gonna Go My Way (Cds, Virgin, 1993)
THE MOOG COOKBOOK – The Moog Cookbook (Cd, Restless, 1996)

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Telegram Sam (T-Rex) by Bauhaus

2 novembre 2013

Bauhaus-Telegram+Sam+front

Certe volte i maestri hanno dei pessimi allievi. E’ il caso dei Bauhaus, caduti da subito in quell’inciampo gotico e catacombale dove aleggiavano pipistrelli, ragnatele, Bela Lugosi e funerali assortiti. I biechi figuri che compongono le tribù nerovestite andarono a – ehm – nozze con ‘sì tanta materia oscura e quindi – da allora e per sempre – i quattro di Wolverhampton furono il gruppo gotico per eccellenza, diminuendone (almeno da queste parti) portata e impeto.

Un peccato visto che – guardando sotto la cotonatura di Daniel Ash (un Andy Taylor emaciato e sottopeso) – si potevano scorgere spore hard rock (Led Zeppelin, e non si pensi all’oltraggio) e migliaia di lustrini glam (Bowie, Bolan). Insomma, un po’ quello che faranno – rettificando il tiro – di lì a poco i Janes Addiction. Al netto di tutta la paraphernalia da depressi cronici intenti a scavare nell’ossianesimo spinto, rimangono quattro poderosi musicisti, una sezione ritmica tra le più potenti e precise del post punk e carisma a profusione dalla figurina di Peter Murphy, scaduto a macchietta troppo presto.

E certo, le canzoni. Disseminate un po’ ovunque nella prima parte di carriera, prima che egocentrismi e orde di nerovestiti rompessero l’equilibrio. Quella nuova musica nervosa e digrignante non aveva inventato nulla, e questa versione di Telegram Sam (dal catalogo di Zio Marc Feld, appunto) ne certifica la paternità. Ma che rock and roll epilettico, ragazzi! Ora però levatevi quel cerone e siate uomini.

L’hanno rifatta anche: Beki Bondage, Jump The Gun

T-REX – Telegram Sam (7″, EMI, 1972)
BAUHAUS – Telegram Sam (7″, 4AD, 1980)

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