h1

01) Persuasion (Throbbing Gristle) by Spooky & Billie Ray Martin

23 maggio 2013

Lei – Billie – era e rimane donna da ritmi sintetici e prospettive house ed electro, con buone soddisfazioni commerciali (Your Loving Arms fu successo planetario in quei primi anni Novanta) e una discreta carriera che ancora oggi continua con lusso, lascivia e signorilità. Insomma, non la solita gnocca dalla vocina intercambiabile e l’assoluta mancanza di talento, pure se fisicamente – la signorina Billie Ray – era fornita alquanto.

Lo dimostra la copertina di questo 12” ove svetta, novella Dominatrix, con uno stacco di gamba da piscina olimpionica, in un improbabile crasi fisica tra Kylie Minogue (una allungata Kylie) e una ripulita Diamanda Galas. Un 12” che finiva puntualmente nelle vasche geneticamente modificate dei white label, dei ritmi tunz tunz fatti in serie in qualche laboratorio sonoro del pianeta e da lì distribuiti in tutti gli anfratti dove i disc jockey vanno ad approvvigionarsi, con occhiali scuri, jeans slavati e voce roca.

Ogni sabato pomeriggio, perché l’ora che volge al desìo i naviganti della consolle è il sabato pomeriggio, quando corrono ad affollare i negozi di dischi, o meglio: ciò che resta dei negozi di dischi, gli ultimi che ancora strenuamente resistono. Andrebbero salvaguardati da un’apposita legge i negozi per dj, gli unici che ancora si battono per tenere in vita il vinile nella sua forma più pura: ovvero il dodici pollici. Il disco mix, insomma.

Ma all’epoca era diverso. Ciò non toglie che Persuasion ebbe scarsa fortuna, e pochi sguardi calarono su di esso, con ancor meno orecchie ad accudirlo se è vero che gli invenduti furono la norma e di rimanenze di magazzino, offerte da supermercato o ‘forati’ (i gloriosi e vetusti ‘forati’) da allora non si vide l’ombra. Era il 1992 (un sabato!) e ricordo benissimo quella copertina rosso fuoco occhieggiarmi da uno scaffale di un negozio di dischi che ha smesso di battere da tempo. E ancora meglio ricordo le due domande che mi orbitavano nella mente mentre mi rigiravo tra le mani quel pezzo di plastica e cartone, osservando stupefatto gli autori del pezzo.

Ovvero, uno: che cosa ci faceva Spooky assieme alla Guglielma Coscialunga? Lui era uno dal background ambient trance, erratico abbastanza per riuscire a far perdere le proprie tracce appena arrivava profumo di successo. Non me lo vedevo proprio a percuotere ritmi techno cari al Cocoricò o a qualche nottata Ibizenca.

Due: perché proprio un remake dei Throbbing Gristle? E infine: come avrebbero reso Genesis P-Orridge e la sua difficile maneggiabilità? Ma così le domande erano tre e tanto valeva sborsare subito il deca e portarsi a casa il manufatto, prima che qualche curioso lo adocchiasse. Mai furono spese meglio quelle lire che avevano gli anni contati e non lo sapevano ancora.

Persuasion è una palpitazione vellutata, un battito elettronico che – ora lo capivo – si sentiva davvero fuori luogo in quelle vasche zeppe di alghe sonore e bpm oltre i limiti della velocità, venendone affossata. Si inerpica in sette abbondanti minuti di felini fraseggi ove la voce della Martin è libera di togliere tutto il veleno dell’originale, inguainando d’orchidea un rugginoso pugno di ferro.

Spogliavano i Throbbing Gristle di qualsivoglia cinismo, facendo proprio (fine ultimo di qualsiasi tentativo di omaggio sonoro) il brano in una iperbarica Stairway To Heaven per la generazione sintetica. Lo si evince subito, con quei fremiti tenuti sotto controllo in un battito caldo e umido memore dei migliori Massive Attack spogliati del fumo e della negritudine. Uguale seppur diverso e pronto a declinare elettronica d/al calor bianco, e così continua per metà del suo errabondo incedere, prima che arrivi una mareggiata Unknown Pleasures, una spuma Joy Division in guisa di liquide tastiere che impaccano e impiccano il brano in un commovente finale post punk di marca Factory.

Hot On The Heels Of Love, giusto per continuare a citare i Throbbing Gristle. Lo tenni caro e stretto per mesi quel 12” prima di riporlo tra gli scaffali più consunti, quelli che ancora – dopo anni – trasudano anima e emozioni e dunque frusti e sdruciti nel loro legno da quattro soldi. Lo feci con un unico immenso pensiero a convergere: tutto è omaggiabile nel porco mondo del pop, e le infinite sfaccettature di una canzone rimangono invisibili, ma mai inviolabili, in un amplesso carnale dove la traccia – se corteggiata senza volgarità – è pronta ad offrirsi completamente, come una donna innamorata.

Poteva essere stupro, quello dell’improbabile coppia, violenza gratuita e blasfema su qualcosa che era oltraggioso già di suo (l’originale parla di violenze domestiche della peggior specie). E forse La Cartilagine Pulsante non avrebbe disdegnato.

Fu invece un amour fou pronto a far godere i Quattro dell’Apocalisse. Ancora oggi considero Persuasion la rilettura perfetta, esattamente in bilico tra omaggio e voglia di sperimentare nuovi sentieri, un arcobaleno che compare mentre il sole e un acquazzone giocano a nascondino dietro le nuvole, il tutto cesellato senza tirare in ballo il rock and roll.

Spooky e Billie Ray Martin fusero il cielo sopra Berlino mentre piovono tastiere analogiche, con una Londra post-atomica dall’aria stranamente limpida. E, tutt’intorno, danze.

L’hanno rifatta anche: –

THROBBING GRISTLE – 20 Jazz Funk Greats (Lp, Industrial, 1979)
SPOOKY AND BILLIE RAY MARTIN – Persuasion (12”, Guerrilla, 1993)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: