Archive for febbraio 2013

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05) All The Time In The World (Louis Armstrong) by My Bloody Valentine

17 febbraio 2013

Un classico, semplicemente. Un evergreen ormai entrato in tutte le orecchie del pianeta, in questa o quella versione. Ma più questa, che tutte le altre.

Appurata l’irraggiungibilità dell’originale, scritto da John Barry e Hal David (mica pizza e fichi) per uno dei migliori James Bond (On Her Majesty’s Secret Service, del 1969) di tutti i tempi e cantata da Louis Armstrong. We Have All The Time In The World sono le ultime parole pronunciate da Bond alla fine del film, giusto per lasciare tutti a bocca aperta, mentre Satchmo si insinua nei nostri brividi col suo sgraziato ma delizioso vocione.

Potrei anche fermarmi qui, senza commenti o altre spiegazioni visto il Pantheon dispiegato, ma come si fa a liquidare un capolavoro in tre minuti e il più grande musicista jazz (e non solo jazz) del XX Secolo in due righe? Stringere una carriera e alcune tra le più grandi pagine di musica del Novecento in uno sterile e veloce batter di tastiera? Sarebbe imperdonabile, volgare e – per una volta – davvero delitto di lesa maestà.

Perché Satchmo (a proposito: soprannome derivante da Satchelmouth, ovvero il modo in cui Armstrong suonava la tromba) è stato davvero il Re della musica popolare (e si prenda il termine con l’accezione più nobile possibile) del secolo scorso; l’uomo dalla più ampia gamma di possibilità sonore, il genio applicato ad uno strumento a fiato, l’eterogeneità stilistica fatta persona. Uno che poteva passare da Hoagy Carmichael a When The Saints Go Marching In, da Bessie Smith a Hello Dolly, da Duke Ellington al Festival di Sanremo (nel 1968 portò Mi Va di Cantare assieme a Lara Saint Paul) da Grassa è Bella (canzone in italiano che cantò in uno spettacolo RAI) a Dave Brubeck.

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