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10) Frosty The Snowman (Gene Autry And The Cass Country Boys) by The Cocteau Twins

11 novembre 2012

C’è solo una persona che è riuscita nella pantagruelica impresa di avere tutte e 5 le stelle dell’Hollywood Walk Of Fame ovvero quel leggendario percorso dove sono incastonate oltre 2000 corpi celesti recanti il nome delle celebrità contraddistintesi per il loro contributo all’industria dello spettacolo. Formata da una lunga arteria divisa in due tronconi (Hollywood Boulevard e Vine Street) la Walk of Fame fu creata nel 1958 con l’intento di immortalare ai posteri un tributo agli artisti che avevano contribuito ad innalzare lo star system comunemente inteso. 5 le categorie rappresentate: cinema, radio, televisione, teatro e musica.

Ogni ‘nome’ è composto da una piastrella color carbone nella quale è incastonata una stella a cinque punte rosa, bordata di bronzo. E’ proprio all’interno di questa stella che viene inciso il nome dell’artista e – subito sotto – un simbolo (sempre in bronzo), che indica la categoria per cui è stata ricevuta la stella. Ecco allora la cinepresa per i riconoscimenti acquisiti nell’industria cinematografica, un televisore per il suo contraltare su piccolo schermo, un microfono per premiare gli artisti della radio, delle maschere per rappresentare il teatro e un grammofono a significare l’industria discografica.

Solo 4 stelle esulano da queste iconografiche figure, e sono le piastrelle a forma di luna piena che commemorano i tre astronauti dell’Apollo 11 (Neil Armstrong, Michael Collins, Buzz Aldrin) e l’intero team della NASA. Il resto è tutto uno scintillìo di nomi illustri, icone leggendarie, eccentricità e qualche curiosità (Rin Tin Tin, Topolino, Kermit, Godzilla).

La costruzione originale della Walk of Fame aveva 2.500 stelle in bianco, e fu Joanne Woodward la prima ad inserire il proprio nome in quella piastrella color carbone, il 9 febbraio 1960. Da allora partirono florilegi di nomination ed assegnazioni, con un totale di ben 1.558 nominativi incisi prima della fine del 1962, anno nel quale le aggiunte cominciarono ad essere fatte con maggior credibilità e ad un ritmo di circa un paio al mese. Nel 1994 oltre 2.000 delle stelle originali erano state riempite, e stelle aggiuntive vennero piazzate – estendendo la Walk of Fame verso ovest – oltre Sycamore e La Brea Avenue, dove quella lunga camminata cambia nome in un meno pregno Silver Four Ladies Of Hollywood Gazebo.

Tutti questi noiosi cenni storici per sottolineare l’estrema difficoltà nel riuscire a piazzare il proprio nome in quel Pantheon di mostri sacri ormai divenuto monumento nazionale, designato dalla stessa amministrazione del comune di Los Angeles quale luogo di interesse storico-culturale. Difficile quindi ritagliarsi quel minuscolo spazio bronzeo, molto difficile, quasi impossibile, sebbene ci fossero stati tempi in cui una piastrella non si negava a nessuno (che ci fa Emilio Estefan, per esempio? E chi erano Geraldine Farrar e Zino Francescatti)?. Eppure c’è stato chi è riuscito nella titanica (ma per davvero) impresa di fare l’en plein, il Grande Slam aggiungendo il proprio nome con una stella in tutte le categorie.

Più di Bing Crosby (3 stelle), di Bob Hope (4), di Groucho Marx (2), di Frank Sinatra (3), di Arturo Toscanini (2), di Irving Berlin (1). Più di Cole Porter (1), di Marilyn Monroe (1), di Leonard Bernstein (1), di Charlie Chaplin (1), di Fred Astaire (1), di… Più di tutti. Ci vogliono 4 generazioni di Barrymore (Lionel, John, John Drew, Ethel e Drew) per pareggiare il conto siderale di questo ometto, mentre l’intera famiglia Carradine (Keith, David e John) non arriva al poker. Eppure rimane un signore celato nell’ombra, un piccolo uomo sconosciuto ai più ed anche al sottoscritto, almeno prima che le mie orecchie approcciassero Frosty The Snowman (nella versione dei Cocteau Twins, ovviamente) e la curiosità si facesse pressante.

Quell’uomo si chiamava Orvon Gene Autry, attore e cantante statunitense attivissimo a cavallo della seconda guerra mondiale. Artista poliedrico ha legato il suo nome ad alcune delle ballate tradizionali più conosciute ed interpretate in suolo americano, oltre ad essere stato una delle voce storiche della radio USA ed un noto conduttore televisivo. Personaggio a tutto tondo dal carattere marcato, rassicurante incrocio tra Mr.Crocodile Dundee e La Casa Nella Prateria Autry ha contribuito a formare intere generazioni di artisti, non disdegnando di piazzare alcuni brani nelle classifiche degli anni 40.

Frosty The Snowman è una delle canzoni natalizie più conosciute in suolo anglofono, jingle stupidotto che i Cocteau Twins andavano a rileggere in un singolo natalizio (e come poteva essere altrimenti?) appropriandosene in maniera stupefacente. Pareva davvero che quella sciocca e zuccherosa molla canterina fosse stata vergata con un occhio di riguardo verso Elizabeth Frazer, pronta a renderla sua – accompagnata sempre dalla precisa chitarra di Robin Guthrie – con garbo e la consueta dose di sognante nuvolosità che i Cocteau Twins mai hanno disdegnato di seminare.

Ecco che allora nella loro versione cadi dentro ad un mondo incantato dove I Racconti di Narnia, le renne di Babbo Natale, Scrooge, Il Signore degli Anelli (e la Frazer finirà davvero col cantare un paio di pezzi della colonna sonora), Oliver Twist, Campanellino e Tilda Swinton e il Grinch ballano una giga dream pop.

L’hanno rifatta anche: Perry Como, Nat King Cole, The Ronettes, Ray Conniff, Ella Fitzgerald, Beach Boys, Arne Bendriksen (in norvegese), Wenche Myhre (in svedese), Brenda Lee, Loretta Lynn, The Roches, Anita Baker, Johnny Cash & Roy Clark

GENE AUTRY AND THE CASS COUNTRY BOYS – Frosty The Snowman (7”, Columbia, 1950)
COCTEAU TWINS – Snow (Cds, Capitol, 1993)

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