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18) Our Lips Are Sealed (The Go-Go’s) by Fun Boy Three

15 luglio 2012

Lo ammetto, è un azzardo, un bluff. Sto barando, e per farlo devo parafrasare Duchamp: questa non è una cover.

Però non si poteva escludere – dopo tutte queste pagine – Terry Hall (tanto più dopo aver inserito Ian Broudie, il suo contraltare). Terry Hall dunque, il bianco col sangue più nero d’Inghilterra, forse uno dei 3 o 4 talentuosi canzonettari (sia preso nella miglior accezione possibile del termine) sfornati dal pop britannico nella prima metà degli anni ottanta. Una faccia da ultimo banco, il finto tonto con lampi di genio, lo stralunato più in gamba durante la gita scolastica. L’uomo che ha posato la sua ugola sugli Specials, una delle pochissime e reali glorie d’Inghilterra.

Di quella multirazziale confraternita saprete già tutto, saprete di Ghost Town e della sua importanza politica (equiparabile a God Save The Queen nel mio – ma non solo mio – Pantheon privato); saprete della 2Tone, etichetta fortemente voluta dalla band ed in particolare dal loro leader Jerry Dammers; saprete di come quella congrega rappresentò una reale via di fuga per un’intera generazione, stritolata da pressanti problemi; saprete anche come finì quella meravigliosa storia, in un maelstrom di incertezze, dissapori e diaspore.

Fu proprio Ghost Town (c’è un discreta rilettura dei Prodigy in giro, tanto per rimanere in tema) a rappresentare il ‘qui ed ora’ di una nazione sull’orlo del baratro, la diga sonora che impedì a violenti scontri di sfociare in guerra civile. Fu eletta miglior singolo del 1981 ed inserita tra le 100 canzoni di tutti i tempi, a dimostrazione di come – davvero – gli Specials avessero parlato ad una intera nazione, non solo alla Thatcher o al National Front. E se oggi una cittadina di poco conto come Coventry è sulle mappe rock di ogni adepto, beh…il merito è degli Specials.

Terry Hall era un giovanissimo ragazzotto sbilenco, emaciato e bianco in mezzo ad un parterre de roi caffelatte, un vaso di argilla in mezzo a vasi di ferro, ma era anche il viso da esporre all’Inghilterra, con quei suoi capelli a nido d’uccello e quella faccia da cocker spaniel triste, durante gli epocali giorni di Ghost Town. Contribuì anche lui a mettere il sigillo su quelle splendide pagine di reggae rock inglese, così gioiosamente ludiche nel loro innalzare tromboni, fiati, tastiere, bassi tellurici (alzi la mano chi non ha mai sentito la loro versione di A Message To You, Rudy) e una penna tagliente quanto dolceamara. Profondamente innamorato delle melodie anni 60 e del pop meno dozzinale al deflagrare della Speciale avventura cercò subito una propria via fondando i Fun Boy Three assieme agli ex sodali Lynval Golding e Neville Staples e facendosi accompagnare da tre ragazzette allora sconosciute ma destinate a gloria planetaria: le Bananarama.

Nacquero un paio d’anni di grandissime canzoni, incidentalmente mezzi successi da classifica. Ma era musico erratico Hall, troppo erratico, incline alla frustrazione e dittatoriale quanto basta per riuscire a convivere con altre teste pensanti. Durò dunque pochissimo l’avventura dei Tre Ragazzi Divertenti (a dispetto del nome storia davvero poco spassosa dacchè sommersa da litigi e dispute di ogni sorta), e quando una parvenza di successo arrise il nostro già pensava ai Colourfield e ad una carriera solista che si sarebbe rivelata avara di soddisfazioni. Troppo avara, dinanzi al talento e al pedigrèe del nostro.

Un peccato mortale, perché i Fun Boy Three furono davvero una macchina pop dotata di gusto, intelligenza e talento, forse la versione sbiancata e circense degli stessi Specials, forse una delle piante esotiche (le altre? Kinks, XTC e Can, tanto per citarne tre) dalle quali Damon Albarn andrà a staccare il saporito frutto per i primissimi passi dei suoi Blur.

Resta il fatto che Our Lips Are Sealed divenne l’apice del repertorio del Signor Hall, e – sebbene in comproprietà con la Go-Gos’s Jane Wiedlin – era proprio la sua penna che ne faceva verbo prima di donarla alle ragazzotte americane affinchè la catapultassero nelle classifiche. Ma poteva simile canzone non ritornare quale figliol prodigo da chi l’aveva concepita? Giammai.

Ecco allora che il nostro andava a riprendersela, chiamava David Byrne a dirigere le danze in guisa di produttore e ne approntava una versione semplicemente deliziosa nel suo dispiegarsi. E se le Go-Go’s sceglievano un’arrangiamento in sintonia con le loro caratteristiche heavy pop (melodia zuccherosa, chitarre cristalline, drumming secco e preciso), proiettando l’ombra di Blondie sul loro spartito, la versione approntata da Hall, Golding e Staples preferisce distendersi in mezzo alla savana con un gelato stretto tra le mani. Calda, indolente, profumata come la lavanda e morbida come un cono di panna montata, questo era (ed è) il soffice mondo che si dispiega all’ascolto della versione dei Fun Boy Three.

Immaginate The Lion Sleeps Tonight immersa nel Nilo e poi stesa ad asciugare dentro il Loft di Mancuso. Immaginate Fela Kuti in osmosi con gli Wham, i Talking Heads riconvertiti a boy band o le Noisettes rallentate a 16 giri mentre copulano con i Madness e Phil Spector. Immaginate la disco music in una camera di deprivazione sensoriale, spogliata di tutti gli orpelli soul e raddoppiata nelle sue battute primordiali, immaginate schioccar di dita ed un saliscendi armonico che ricorda il ritmo delle canne di un organo.

Immaginate tre ex Specials rinchiusi in studio desiderosi soltanto di divertirsi. Immaginate tutto questo, ma prima andate assolutamente a recuperare la versione che svetta per oltre sei minuti sul 12”, dove in un florilegio di percussioni, risate e cori di scherzoso voodoo affiorano tonnellate di buonumore.

This town is coming like a ghost town, certo. Ma dopo sono arrivati i Fun Boy Three.

L’hanno rifatta anche: Everclear, The Hippos, Avrocar, Kevin Kane, Hilary Duff & Haylie Duff, Nouvelle Vague, Wild Orchid

THE GO-GO’S – Our Lips Are Sealed (7”, I.R.S., 1981)
FUN BOY THREE – Our Lips Are Sealed (7”, Chrysalis, 1983)

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