Archive for maggio 2012

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21) Les Amants d’Un Jour (Edith Piaf) by Herbert Pagani

29 maggio 2012

Sfortunato Herbert, faccia d’angelo e cuore puro; tenero giglio strappato troppo presto a questo porco mondo e da questo dimenticato come un parente scomodo. Quanto ci rimasi male, in quel 1988, scoprire su due sole righe pubblicate in qualche quotidiano che il tenero Herbert non ce l’aveva fatta, caduto a soli 44 anni per una leucemia. Una di quelle bastarde e vendicative, che ti colpiscono alle spalle e manco ti lasciano il tempo di combatterle. Vigliacche e pronte a fuggire.

Morì negli Stati Uniti, in un ultimo disperato tentativo di potercela fare, dimenticato dall’intera casta italiota, affacendata sulle vicende matrimoniali dell’ultima scosciata starlette o sul recente e ‘imprescindibile’ album di qualche testone bolso, opaco e pure fisiologicamente antipatico. Giusto le due righe di poco sopra, coccodrillo che non aveva nemmeno bisogno di sputar lacrime a cottimo. Le sputai io, ma sincere; e mi si strinse lo stomaco a ripensarlo, riservato e spaurito come sempre, quando faceva capolino da un televisore in bianco e nero, nei miei lontani sabati sera.

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22) Black Angel’s Death Song (Velvet Underground) by Clock DVA

11 maggio 2012

Circola una leggenda su Black Angel’s Death Song, confermata a più riprese anche dalla buonanima di Sterling Morrison: pare infatti che la sera in cui provarono a suonarla per la prima volta in pubblico furono licenziati dal proprietario del locale, schifato dalla cacofonia del suono e dal nonsense del testo, libera associazione di immagini oniriche.

Forse è soltanto l’ennesima mitologia sulla quale il rock (tutto il rock) è andato a dissetarsi negli anni, certo è che tutto il bailamme provocato dai Velvet Underground, da Andy Warhol e dalla Factory è ancora ben lungi dallo scemare e deve essere stato fastidioso come la perforazione di un timpano approcciare per la prima volta Reed e sodali.

Ma, sarebbero stati i Velvet Underground caduti a testa bassa nel mito se non fosse giunto Warhol? E l’uomo di Pittsburgh avrebbe avuto quell’impennata mediatica che lo portò verso le vette del mondo dell’arte e del gossip se non si fosse imbattuto in quello strano gruppo rock? E’ questa la domanda cruciale, il quesito palindromo che non si riesce a sbrogliare. Ci sarebbe stato quel disco con la banana oppure avremmo avuto qualcosa di più levigato, meno ostico e più consono al sentire dell’epoca? Domande che mai avranno una risposta, e che mi girano nel cuore da sempre, assieme alla mitica borraccia di Coppi e Bartali e al grande mistero alpinistico relativo alla spedizione Mallory-Irvine del 1924. Raggiunsero mai la vetta dell’Everest, 29 anni prima di Sir Edmund Hillary? Oppure i due sfortunati britannici caddero ad una manciata di metri dalla vetta? Non si è mai saputo e non si saprà probabilmente mai dacchè la famosa macchina fotografica di Irvine che avrebbe dovuto immortalare il momento topico non è mai stata ritrovata. Come non è stato ritrovato Irvine.

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