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23) Kicks (Paul Revere And The Raiders) by Naz Nomads & The Nightmares

29 aprile 2012

Siamo seri, stavolta. Per quel che può contare, Rolling Stone l’ha inserita al numero 400 nella lista delle 500 Canzoni di tutti i tempi. Per quel che può contare, appunto.

Ma conta molto, essendo certamente canzone tra le meno conosciute nell’ampio spettro dei successi di tutti i tempi. Un bel pezzo da novanta ancora nell’ombra per il grande pubblico, nonostante decine e decine di rifacimenti da parte degli artisti più disparati. Un bel power pop d’altri tempi scritto da Barry Mann e Cynthia Weil appositamente per gli Animals, prima che Eric Burdon la ripudiasse, opponendo un deciso rifiuto a causa dello sbarazzino incedere armonico e di un testo contro le sostanze stupefacenti.

Era il 1966, una nuova epoca di libertà personali e diritti civili si stava aprendo quasi ovunque, e figuriamoci negli Stati Uniti, dove i venti del cambiamento spiravano più forti che altrove, portando via berretti e tutto quel che stavano a coprire. C’erano i Doors, i Fugs, William Burroughs, Dylan, i Jefferson Airplane. C’era White Rabbit e c’erano i Merry Pranksters, c’erano i Charlatans (i primi a suonare dal vivo sotto l’influsso dell’LSD) e i Grateful Dead, i Quicksilver Messenger Service, Eight Miles High e Timothy Leary. C’era troppa roba che stava salendo per non tenerne conto. E gran parte di quella roba era stramaledettamente buona.

Burdon non voleva aver niente a che fare con una canzone scritta per esortare un amico degli autori a star lontano dalle droghe, argomento assolutamente fuori luogo in un periodo di così grandi sconvolgimenti socio-culturali. Ne bissava subito il disappunto anche David Crosby, apostrofandola come ‘una ottusa canzone anti-droga’, una stupidaggine assolutamente non al passo con i tempi, una stronzata. Ma Crosby era Crosby, uno che alle sostanze psicotrope dava del tu e che mai avrebbe potuto ripudiarle.

Rimase materia spinosa dunque Kicks, che però Paul Revere And The Raiders non ebbero paura di incidere nel marzo 1966 rendendola un hit da numero 1 in canada e n. 4 nelle classifiche americane. Vendette 500.000 copie in sei settimane, occupando tutti i juke box dell’estesa provincia americana prima di espatriare in Europa (soprattutto in Inghilterra e Germania dove racimolò un buon seguito) e provocare un travaso di bile al buon Burdon.

Ma se il cieco ostracismo di alcuni si alzò prepotente, è altresì vero che eterogenei estimatori andarono ad abbeverarsi alla fontana armonica di quel pezzo siglato Mann e Weil: Brian Wilson ad esempio (e scusate se è poco), da sempre propenso ad inserirla tra le sue canzoni preferite. O Rocky Erikson, che spesso ne ha tessuto le lodi in qualche intervista pre insanità mentale. Facile anche che – se bazzicate il rock and roll da un tempo sufficientemente lungo per aver oltrepassato le colonne d’Ercole dei Nirvana e dei Radiohead – abbiate avuto modo di saggiare la tenuta di questo vetusto e dimenticato hit almeno nella tellurica versione dei Flamin’ Groovies, riletta con muscoloso spirito pub rock.

Per quanto mi riguarda ci vollero però Naz Nomads And The Nightmares – ovvero i Damned sotto mentite spoglie – per far conoscere Kicks a quelli della mia generazione, troppo giovani allora per aver potuto approcciare i pur ottimi Groovies. E lo fecero con una manciata di divertentissimi brani dal piglio garage e dalle svisate psichedeliche. Un progetto ludico ma ben calibrato nella sua voglia di vintage (pare di essere tornati nel 1967, anche dalla ironica copertina d’antan) un po’ come fecero gli XTC con l’alter ego The Dukes Of Stratosphear, soltanto con – in sovrappiù – una spasmodica voglia di divertimento tra i solchi.

Un disco dove l’impronta Damned rimaneva ben piantata nella struttura sonora (non è difficile riconoscerne gli effluvi, soprattutto nei cantati di Dave Vanian) ma dalla quale veniva cassato il furore e la velocità punk in favore di un garage pop dalla spiccata propensione ad una sana caciaronaggine.

Give Daddy The Knife, Cindy è una festa per le orecchie, un lavoro nel quale i nostri coglievano l’occasione per rendere omaggio alle radici sonore della propria gioventù senza problemi, ansie da prestazioni o patemi d’animo. Vendette inezie, e rimase purtroppo ai margini di un’annata discografica troppo occupata a solleticarsi su Bronski Beat e Nick Kershaw. Rimase dunque caso isolato, estemporaneo seppure delizioso nella sua tracklist farcita da riletture di Human Beinz (Nobody But Me), Electric Prunes (I Had Too Much To Dream Last Night), Seeds (The Wind Blows Your Hair), Kim Fowley (The Trip) e minutaglia spiccia.

Cadde da subito nel dimenticatoio delle bizzarrie, e trovo oltremodo strano che nessuno tra i milioni di disc jockeys che infestano l’indie italico (spesso col fiato corto e la scaletta ancor di più), abbia mai voluto recuperarne il vinile per sfoggiarlo in qualche festicciola ben vestita. Troverebbe 12 pezzi (10 cover e due composizioni originali) buone per tutte le occasioni, ed è facile, per Kicks, ergersi efficacemente tra le festose e stradaiole canzoni di Give Daddy The Knife, Cindy.

L’hanno rifatta anche: Del Shannon, Caterina Caselli, The Challengers, The Leathercoated Minds, Nazz, Earth Quake, Leif Garrett, Monkees, Flamin’ Groovies, Everclear, Sandy Nelson

PAUL REVERE AND THE RAIDERS – Kicks (7”, Columbia, 1966)
NAZ NOMADS AND THE NIGHTMARES – Give Daddy The Knife, Cindy (Lp, Big Beat, 1984)

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