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26) Oliver’s Army (Elvis Costello) by Blur

4 aprile 2012

Armed Forces fu un incubo per Elvis Costello, e forse anche qualcosa di più di un incubo se ancora oggi lo ricorda come il suo disco più complicato e difficile da registrare. Ma forse è sempre vero l’assioma secondo il quale le cose più interessanti avvengono ogniqualvolta ci sia un’avversità, che l’asticella venga alzata solo in presenza di peripezie o sciagure. Che il facile e il patinato non conducano da nessuna parte. Almeno in musica. E dev’essere vero per forza, altrimenti la Svizzera avrebbe contribuito all’umano progredire con ben altre cose oltre al cioccolato, gli orologi e Guglielmo Tell.

E gli Young Gods, certo.

Eppure le canzoni che avrebbero dovuto avvolgere Armed Forces erano tutte lì, pronte ad essere messe su nastro, impilate in bella fila, vestite a festa. Provate e riprovate all’inverosimile assieme a fidati Attractions. E che canzoni, signori! C’era Green Shirt, c’era Party Girl, c’era l’immensa Sunday’s Best. Ma c’era – anche – sempre qualcosa che le rendeva imperfette, sfasate, fuori fuoco, come una parola che ti si secca sulla punta della lingua facendoti uscire di senno. Un disco atteso quello, e il buon Declan Patrick McManus ne era consapevole. Un disco che seguiva due capolavori come My Aim Is True e This Year’s Model, quindi – appunto – atteso, forse troppo, e per questo difficile da gestire.

Non era un problema di pezzi, si trovava spesso a dire ai suoi Attractions, scalpitanti per la lentezza di quelle sessioni, no… le tracce erano già tutte pronte, ben definite dentro la sua testa e in una manciata di provini. No, il problema era un altro, il problema era renderle efficaci, scovarne quel quid – magari con qualche artifizio in sede di produzione – che le rendesse perfette ed inattaccabili. Lisce, glabre, scorrevoli. Vestite a festa, appunto. Dovevano essere canzoni pronte a non sfigurare con quelle fino ad allora incise. E Oliver’s Army era l’incubo più grande.

Sì, era chiaro a tutti che fosse un pezzo coi fiocchi, che quella melodia vocale avesse stampigliato sopra la scritta ‘successo’, che fosse una canzone pop per la quale l’intera Inghilterra avrebbe perso la testa. Era chiaro a tutti, ma non a Costello. Non ancora, perlomeno. Lui aveva bisogno che quella progressione melodica rendesse al massimo, che potesse svelarsi completamente, e per far questo mancava ancora un’inezia, una piccolezza. Un niente. Mancava quel sassolino lucente et imponderabile che rappresenta il guado tra una grande canzone ed un capolavoro. Tutti i provini effettuati facevano intuire che – pur se ottima – poteva rendere mille volte meglio. Ma con le intuizioni, se non sono suffragate da consistenti prove, non vai da nessuna parte, e dunque: perché si era trovato l’errore ma non la soluzione?

Hai un testo bellissimo Declan – gli disse Steve Nieve, colonna portante degli Attractions – ma è difficile, stramaledettamente difficile, e ne sei consapevole. Intanto è qualcosa di quintessenzialmente britannico, e questo ti giocherà parecchie vendite in Europa, e poi l’hai complicata un po’ troppo, bisognerebbe stemperarla, mi fai provare?

Costello acconsentì ad un ultima sessione di prove, aveva già deciso che una Oliver’s Army a mezzo servizio non sarebbe servita a nessuno, tantomeno alla tracklist di Armed Forces, ed era deciso a cassarla. Stava diventando un’inutile e puntigliosa perdita di tempo – oltretutto troppo onerosa in ore di studio – e non avrebbe portato da nessuna parte, ma sia… Riproviamola.

Partirono all’unisono, decisi ad estrarre tutto l’estraibile da quei riff di chitarra, dove stavolta – a sorpresa – si era inserito Nieve, alzando la sua tastiera di qualche tacca, in modo che sovrastasse lo squillare delle sei corde. Vi inserì un semplice rintoccar di note dal sapore vagamente retrò, a punteggiare l’armonia, prima che Costello iniziasse a cantare, stupefatto. Ehi, è buona questa! pensò l’occhialuto leader, abbassando il volume della sua chitarra per concedere lo spazio principale dell’intelaiatura al piano di Nieve.

Dove diavolo l’hai tirata fuori questa sezione di piano, Steve? Costello era euforico, quelle poche note si inserivano perfettamente nel mood della canzone, erano esattamente ciò che serviva per terminare nel migliore dei modi un pezzo che – ora ne era certo – sarebbe diventato un successo e il perno trainante di Armed Forces. Lo vuoi proprio sapere? Rispose Nieve, sogghignando: ‘l’ho presa dagli Abba, più precisamente da Dancing Queen’. ‘Steve, sei un genio’ chiosò Declan Patrick McManus ‘Suoniamola tutta un paio di volte e poi andiamo a registrarla’.

Oliver’s Army schizzo al numero due della classifica inglese, e nonostante il criptico e poco immediato testo, rimane uno dei capolavori di casa Costello oltre che pietra d’angolo per molto del pop inglese che – da lì – si dipanerà, figliando assai. E tra i pargoli più coscienziosi si possono certamente annoverare i Blur, pronti a donarne rispettosa e casalinga versione nel 1993. Albarn e Coxon la ripudieranno subito, tacciandola di essere tra le peggiori cose di catalogo mai incise, ma mi piace pensare – ed è molto più di un sospetto – che i veri Blur, quelli pronti ad abbandonare le bagattelle Madchester per divenire un gruppo pronto ad esplorare i vari anfratti del pop inglese (siano essi Specials o XTC), comincino ad edificare il proprio impero su questa pietra d’angolo.

L’hanno rifatta anche: Peter Mulvey, Raimundos, Belle & Sebastian, OK Go, Dirty Pretty Things

ELVIS COSTELLO – Oliver’s Army (7”, Radar, 1979)
VV.AA. – Peace Together (Cd, Island, 1993)

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