Archive for aprile 2012

h1

23) Kicks (Paul Revere And The Raiders) by Naz Nomads & The Nightmares

29 aprile 2012

Siamo seri, stavolta. Per quel che può contare, Rolling Stone l’ha inserita al numero 400 nella lista delle 500 Canzoni di tutti i tempi. Per quel che può contare, appunto.

Ma conta molto, essendo certamente canzone tra le meno conosciute nell’ampio spettro dei successi di tutti i tempi. Un bel pezzo da novanta ancora nell’ombra per il grande pubblico, nonostante decine e decine di rifacimenti da parte degli artisti più disparati. Un bel power pop d’altri tempi scritto da Barry Mann e Cynthia Weil appositamente per gli Animals, prima che Eric Burdon la ripudiasse, opponendo un deciso rifiuto a causa dello sbarazzino incedere armonico e di un testo contro le sostanze stupefacenti.

Era il 1966, una nuova epoca di libertà personali e diritti civili si stava aprendo quasi ovunque, e figuriamoci negli Stati Uniti, dove i venti del cambiamento spiravano più forti che altrove, portando via berretti e tutto quel che stavano a coprire. C’erano i Doors, i Fugs, William Burroughs, Dylan, i Jefferson Airplane. C’era White Rabbit e c’erano i Merry Pranksters, c’erano i Charlatans (i primi a suonare dal vivo sotto l’influsso dell’LSD) e i Grateful Dead, i Quicksilver Messenger Service, Eight Miles High e Timothy Leary. C’era troppa roba che stava salendo per non tenerne conto. E gran parte di quella roba era stramaledettamente buona.

Read the rest of this entry ?

Annunci
h1

24) Set The Controls For The Heart Of The Sun (Pink Floyd) by The Sunkings

20 aprile 2012

L’unica canzone dei Pink Floyd che raccoglie agli strumenti tutti e cinque i membri? Questa. Lo ammise direttamente lo stesso David Gilmour in Which One’s Pink?, documentario del 2006. Sia Gilmour che Barrett dunque si trovarono a battagliar di fioretto – sebbene in maniera non preponderante ai fini della canzone – su questo caposaldo della discografia floydiana.

Un’infinitesimale istante nel quale, almeno in studio, la tentacolare macchina psichedelica si trovò a pieno regime. E chissà quanto potremmo fantasticare su cosa avrebbe potuto accadere se si fossero cristallizzati in quella formazione almeno per un altro paio d’album. Cosa avrebbero potuto ancora darci prima di diventare qualla bolsa entità zeppa di effetti e di lungaggini che da allora cominciò a scivolare in un inutile tentativo di psichedelia dietetica e liturgica. Vero è che con i ‘se’ e con i ‘ma’ non si va da nessuna parte, tantomeno nel rock; che – probabilmente – se Janis Joplin fosse viva sarebbe ospite di American Idol, se Hendrix avesse ancora le mani sulla chitarra potrebbe essere il turnista di Michael Bublè, e se Jim Morrison avesse ancora fiato difficilmente ce lo potremmo immaginare a contorcersi nudo e panzuto su un palco, no?

Read the rest of this entry ?

h1

25) These Boots Are Made For Walking (Nancy Sinatra) by B.E.F. & Paula Yates

11 aprile 2012

Sempre odiato e guardato con sospetto all’ipocrisia griffata che circola nel mondo dello spettacolo; alle beneficenze in leasing, ai viaggi in Africa per lavarsi la coscienza tra una bottiglia di Dom Perignon, un albergo a 5 stelle in mezzo alla Savana e magari – se capita – una bella scopata esotica da raccontare in guisa di vero amore impossibile.

Sempre odiato e guardato con sospetto le reunion per questa o quella causa, i tributi per raccogliere fondi, i concerti pantagruelici che finiscono con un saldo più rosso di quello che avresti dovuto appianare.

Sempre. Siano esse state le classiche Pavarottate o il concertino in qualche squallido cinema di periferia. Dal concerto per il Bangladesh a Red Hot And Blue passando per il Live Aid io mi sono goduto l’aspetto squisitamente musicale (quando c’era) ed ho sempre fortissimamente rifiutato di vederci una trasparente voglia di celebrare ed aiutare il prossimo.

Gli artisti sono le persone più gonfiate d’ego sulla faccia della terra, e – davvero, credetemi – dubito fortemente che possano mai mettere il proprio volto dietro ad una causa, a meno che non serva loro per vendere dischi, film, profumi, saponette, preservativi o quadri. Più di una volta ho sentito interviste ai più disparati artisti, pronti a salire sul palco per l’ennesima passerella benefica, incapaci di spiegare per quale motivo fossero lì a raccogliere fondi.

Read the rest of this entry ?

h1

26) Oliver’s Army (Elvis Costello) by Blur

4 aprile 2012

Armed Forces fu un incubo per Elvis Costello, e forse anche qualcosa di più di un incubo se ancora oggi lo ricorda come il suo disco più complicato e difficile da registrare. Ma forse è sempre vero l’assioma secondo il quale le cose più interessanti avvengono ogniqualvolta ci sia un’avversità, che l’asticella venga alzata solo in presenza di peripezie o sciagure. Che il facile e il patinato non conducano da nessuna parte. Almeno in musica. E dev’essere vero per forza, altrimenti la Svizzera avrebbe contribuito all’umano progredire con ben altre cose oltre al cioccolato, gli orologi e Guglielmo Tell.

E gli Young Gods, certo.

Eppure le canzoni che avrebbero dovuto avvolgere Armed Forces erano tutte lì, pronte ad essere messe su nastro, impilate in bella fila, vestite a festa. Provate e riprovate all’inverosimile assieme a fidati Attractions. E che canzoni, signori! C’era Green Shirt, c’era Party Girl, c’era l’immensa Sunday’s Best. Ma c’era – anche – sempre qualcosa che le rendeva imperfette, sfasate, fuori fuoco, come una parola che ti si secca sulla punta della lingua facendoti uscire di senno. Un disco atteso quello, e il buon Declan Patrick McManus ne era consapevole. Un disco che seguiva due capolavori come My Aim Is True e This Year’s Model, quindi – appunto – atteso, forse troppo, e per questo difficile da gestire.

Read the rest of this entry ?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: