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30) Into The Groove (Madonna) by Ciccone Youth

28 febbraio 2012

Sono una dura, ambiziosa quanto basta e so esattamente ciò che voglio. Se questo fa di me una stronza e una puttana…beh, mi va bene!’.

E’ con queste inequivocabili parole che Madonna mise fine alla discussione con Mark Kamins. Prese le sue cose ed uscì dalla stanza insonorizzata che puzzava di asettico, lasciando il dj-produttore furente davanti ad un banco mixer ormai vuoto. Stavano volando parole grosse in quello studio di New York dove lui e una giovanissima Madonna si erano accordati di terminare un pezzo per Chyne, una nuova artista che Kamins intendeva lanciare.

Lui – già responsabile del successo di Holiday – aveva chiesto l’avallo di Madonna, e magari qualcosa di più, vista la sua rapidissima ascesa. Lei si era resa disponibile da subito visto che Like A Virgin si era innalzato come non mai nelle classifiche di tutto il mondo e la piccola stronzetta cominciava ad avere peso e potere decisionale all’interno della casa discografica. Diversificare, era solita dire Miss Ciccone al suo entourage di collaboratori, e ‘diversificare’ in quel momento della sua carriera significava cominciare a scrivere per conto terzi, così da sapere finalmente e definitivamente se ci sapeva fare o se gran parte delle sue vendite derivavano da quel look sbarazzino e lolitesco.

Quella canzone era Into The Groove, ovvero null’altro che un grezzo demo registrato in fretta e furia da Madonna, Kamins e Steve Bray. Niente di che, almeno in quella primeva versione, buona per fissare su nastro l’idea principale da poter modificare a piacimento una volta che Chyne si fosse trovata a cantarla. C’era quasi nulla su quello sgraziato nastro: una linea musicale elettronica con i cambi tonali di basi e una parvenza di testo sulla quale lavorare successivamente.

Era un demo ma suonava buono, pensò Miss Ciccone. Troppo buono, stramaledettamente buono per lasciarlo cantare alla prima venuta, rischiando vendite che annusava fenomenali. Chiamò Bray e – senza mezzi termini – lo invitò a raggiungerla ai Sigma Sound Studios per farne una versione definitiva, e – soprattutto – interamente ascrivibile ad entrambi: ‘Fanculo Steve, non ho nessuna intenzione di lasciare un probabile successo alla prima venuta, e non mi interessa se avevamo una promessa con Mark, ho cambiato idea. La canzone è nostra? Bene, allora me la tengo’. Quel grezzo demo venne piallato, sezionato, arricchito da un testo compiuto narrante una storia – vera – di balli, serate in discoteca e appuntamenti tra la cantante ed un ragazzo portoricano (per la cronaca la storia durò meno del tempo impiegato per scrivere quelle quattro strofe) e infine messo su nastro nella definitiva versione che avrebbe raggiunto i negozi quel 23 luglio 1985.

Mark Kamins lo venne a sapere quando era troppo tardi, e non servì a nulla precipitarsi infuriato ai Sigma Sound per cercare di far valere ciò che rimaneva dei suoi diritti: la canzone era anche sua, quantomeno nell’arrangiamento primevo, ed era sempre stata sua l’idea del demo cantato da Madonna, idea alla quale si era aggregato Brady.

E ora?’ urlava Kamins, ‘Che cazzo di intenzioni hai, adesso?’ sbuffava in faccia alla minuscola italo-americana, consapevole di star perdendo uno dei treni più comodi della sua carriera; Into The Groove era un progetto nato a sei mani dal quale si trovava improvvisamente estromesso senza nessun avvertimento. Ma Madonna è Madonna, e già da allora non intendeva avere scrupoli se questi avessero potuto essere un’intralcio alla sua carriera.

Kamins non potè far altro che sbattere addosso a quella ragazzetta dura e coriacea tutta la sua ira, oltre ad un inenarrabile serie di epiteti, ma non ci fu nulla da fare. Into The Groove divenne il primo – vero – enorme successo mondiale di Madonna, il brano dove anche la critica più cocciuta dovette abbassare le armi e concedere l’attenuante a quella spocchiosa ma risoluta popstar, con – persino! – Rolling Stone in testa ad ammettere per la prima volta un timido interessamento verso quella ragazzetta sino ad allora snobbata quando non derisa.

E’ un brano contagioso e senza troppe pretese ma rimane ancora oggi, a quasi trent’anni da quell’infuocato pomeriggio ai Sigma Sound, uno dei cavalli di battaglia di colei-che-una-volta-era-conosciuta-come-madonna. Un ritmo memore della disco più nerboruta spalmato su un cinguettìo da dancefloor e delle ruvide tastiere che si arrampicano in un florilegio di percussioni. Usata per il film Cercasi Susan Disperatamente (sebbene non compresa nella colonna sonora) venne dapprima inserita come lato b del 12” di Angel per non creare troppo scompiglio e confusione con quei singoli che stavano succedendosi con troppa frequenza. Il 30 luglio, a sette giorni esatti dall’uscita, aveva già totalizzato un milione di copie, risultando il 12” più venduto dai tempi di Double Dutch Bus di Frankie Smith (1981).

Ma è nel resto del mondo che Into The Groove servì per far crescere esponenzialmente il culto di Madonna: 4 settimane alla sommità delle classifiche inglesi (il suo primo numero uno britannico, con Holiday ad incalzarlo alla seconda posizione) risultando il singolo più venduto dell’anno in Inghilterra. E poi: numero uno in Australia, Belgio, Italia, Irlanda, Giappone, Nuova Zelanda, Olanda e Spagna; nella top ten di Francia, Germania, Norvegia, Svezia e Svizzera. Insomma, una delle canzoni più quintessenzialmente riconducibili a quella multinazionale pop chiamata Louise Veronica Ciccone, e da essa mai ripudiata avendola portata praticamente in qualsiasi suo tour.

Ancora oggi, quell’infetto e contagioso groove rimane uno dei tratti distintivi di una carriera da decine di milioni di copie. E’ per questo che, pochi mesi dopo l’uscita, rimanemmo tutti piacevolmente sorpresi nello scoprire che anche i Sonic Youth (in compagnia di Mike Watt e con Greg Ginn alle chitarre) avevano ceduto al fascino di Madonna. In più di un occasione si espressero in termini lusinghieri nei suoi confronti, ma arrivare ad inciderne – sotto l’altezzoso nome Ciccone Youth – un singolo alla loro maniera (nel quale svettava anche Burnin’ Up) da un lato poteva risultare la classica uscita cinica ed ironica (come avevano fatto i Lords Of The New Church con Like A Virgin), dall’altro finalmente era l’ennesima frattura tra contemporaneità alta e quella bassa.

Invece, con l’intelligenza che da sempre li contraddistingue, Thurston Moore e compagni non cedettero al classico gioco al massacro, anzi. Vollero autenticare e sdoganare l’autenticità di una ragazza da un background se non simile quantomeno dalle stesse asperità avendo la nostra addirittura supportato le date newyorchesi degli A Certain Ratio durante la loro calata americana.

Da Lydia Lunch a Madonna il passo era più breve di quanto si potesse pensare, facce speculari di una stessa medaglia che poteva avere fango e diamanti. La Material Girl e The Queen Of Siam assieme, in una giostra dove il sesso, il pop e la fangosa decadenza di New York venivano sublimati in maniera soltanto apparentemente antitetica. Ne diedero una versione stupefacentemente attuale, persino ballabile nel loro consueto far brillare accordi improbabili e noise spiccio. Melmose batterie elettroniche, megafoni, saturazioni e un groove, quel groove, nel quale persino loro erano caduti dentro.

Get Into The Groove, Thurston.

L’hanno rifatta anche: Missing Persons, Mina, Madhouse, Danni Minogue

MADONNA – Into The Groove (7”, Sire, 1985)
CICCONE YOUTH – Into The Groove(y) (12”, Blast First, 1986)

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