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32) Only You (Yazoo) by The Flying Pickets

10 febbraio 2012

Ci sono dischi buoni per il giorno e dischi buoni per la notte, dischi perfetti per l’inverno e dischi registrati appositamente per fare il loro dovere in piena estate. Dischi tristi e dischi allegri, dischi per grandi e dischi per piccini, dischi ‘dritti’ e dischi ‘obliqui’, dischi facili e dischi ostici, dolci e amari, cantati e strumentali, essenziali o inutili, intelligenti e stupidi.

Belli e brutti.

Ci sono innumerevoli tipi di dischi, buona parte dei quali contengono almeno un motivo per farsi amare, fosse soltanto quello di provare qualche corroborante brivido che ti aiuti a superare indenne una giornata altrimenti ‘un po’ così’. Spezzoni di musica da portarsi appresso, in testa, per poterli canticchiare alla bisogna, come una veloce iniezione di vitamine, o una caramella che combatta un’improvviso calo di zuccheri.

Upstairs At Eric’s ad esempio, l’esordio degli Yazoo che in quel 1982 fece inorridire mezzo pianeta e innamorare l’altra metà.

Io appartenevo alla seconda. E mi ci iscrissi seduta stante proprio perché era un disco notturno ma anche no, estivo e glaciale, allegro ma non troppo, a volte dritto ma spesso obliquo, dolce e amaro, cantato e strumentale. Bello e… basta. Era un disco che usava la scusa del duo synth pop allora così in voga per tentare di andare oltre creando un ipotetico ponte tra il soul e la dance, come molti coevi colleghi di tastiere (dico Heaven 17) stavano provando ad innalzare, spesso non con questi risultati. Il ponte – a più corsie, invero – si chiamava Alison Moyet, giunonica chanteuse con un corpo da lanciatrice del giavellotto ucraina e la voce da orchidea selvaggia virata soul; dotatissima interprete che riusciva con nonchalance a creare un inappuntabile equilibrio tra danza e sostanza.

Lo ballammo quasi tutti quel vinile dalla copertina surrealista, uno dei rari casi in cui anche gli integerrimi puristi potevano dimenare le chiappe senza che venisse meno il loro orgoglio e il loro appeal. Vince Clarke, il factotum della compagine, proveniva direttamente dalle fila della corazzata Depeche Mode; ne era stato nostromo, leader e compositore principale prima che l’ammutinamento di Martin Gore lo estromettesse bruscamente e il nostro iniziasse un erratico girovagare che avrebbe trovato pace soltanto con – ahimè – gli Erasure, qualche anno dopo.

E mentre Gore si gettava su un imbarazzante socialismo tascabile in formato fetish dal nome Construction Time Again, quel pop sintetico talvolta sbarazzino e talvolta più fangoso di quanto si volesse sospettare andava a sgonfiarsi in poche lune per lasciar spazio agli Smiths e a Psychocandy dei Jesus And Mary Chain.

A riguardarlo oggi, quel fenomeno synth così sgraziato, ci si accorge di come ci fosse molto più di un effimera moda da rifiutare in blocco. Molto di più del solito baraccone circense costruito su faccini e tagli di capelli, pure se non mancavano e puntualmente finivano con il conquistarsi le copertine delle riviste. E se è vero (perché è vero) che buona parte delle formazioni ascritte (controvoglia o no) alle liste erano un passatempo ricreativo da usare come sottofondo (quando andava bene) o fuffa pura, è anche vero che per ogni Orchestral Manoeuvres In The Dark c’era un Soft Cell a controbattere, che per ogni Spandau Ballet c’erano gli Associates a far diga. Che per ogni sbarbatello di passaggio a Top Of The Pops con la tastierina sottobraccio c’erano dei New Order appena convertiti o dei Cabaret Voltaire freschi di contratto Virgin pronti ad eruttare Just Fascination.

E in tutto questo gli Yazoo si trovavano perfettamente in mezzo con la loro miscela di pop a prima vista ballabile, ma sotto sotto molto più complicato di quanto saltasse agli occhi. Una carriera che si sarebbe rivelata ricca di soddisfazioni nonostante due soli album, con Situation, Don’t Go, State Farm a guadagnare posizioni e rispetto, tanto da essere citate come pietre d’angolo di certa dance anche oggi.

E che suoni si sprigionavano dalle macchine del Vincenzo, signori! Che dinamiche, che nevralgie armoniche potevano contenere quelle versioni a 12” (ascoltatevi il mix di Situation e capirete come ancora oggi appaia rivoluzionario per impeto e sonorità). Upstairs At Eric’s fu un’ottima colonna sonora per quel freddo Natale del 1982, dove – ricordo – ero riuscito a risparmiare i soldi per due soli Lp e l’altro fu Penthouse And Pavement degli Heaven 17, scelto dopo un intero pomeriggio di ripensamenti.

Un’ottima colonna sonora e un sottofondo nel quale si poteva anche scegliere di accantonare le danze per ascoltare gli impervi sentieri di brani quali I Before E Except After C e Winter Kills; o spendere qualche calda lacrima su una delle più belle canzoni d’amore mai scritte e cantate, ovvero Only You. Traccia costruita di nulla eppure contagiosa assai nella sua impalcatura tardo romantica, avviluppata su null’altro che una tenue arrampicata di secchi zampilli di tastiere ed una base talmente riservata che non smetteva mai di arrossire. Sopra, si ergevano di prepotenza le corde vocali della Moyet, dal potente sapore soul.

Il pop triste che così tanto ci aveva scaldato i cuori, negli anni, era pronto ad essere declinato anche in versione sintetica.

Ci vollero soltanto un paio di mesi perché i Flying Pickets – banda formata da eccentrici attori teatrali britannici, vocalmente dotatissimi – ne dessero un’altrettanta toccante versione a cappella. Due riletture che sono la faccia della stessa medaglia, tenuta al collo con un sospiro e tanti ricordi, quasi fosse un feticcio olimpionico guadagnato con sudore e fatiche. I Flying Pickets furono chirurgici nel rileggerne il pathos – in un album interamente composto di toccanti cover – con una sorta di caldo gospel che andava ad anticipare gli Housemartins di Caravan Of Love (vedi n. 53).

Only You tornò subito in classifica e da quel momento partì una inarrestabile valanga di gruppi vocali (molto spesso non così dotati) dei quali oggi X Factor e gran parte dei concorsi canori di tutte le fogge ne sono (talvolta imbarazzanti) ambasciatori.

L’hanno rifatta anche: And One, Smokie, Richard Clayderman

YAZOO – Only You (7”, Mute, 1981)
THE FLYING PICKETS – Only You (7”, Ten, 1983)

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