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33) I Fought The Law (Sonny Curtis & The Crickets) by The Clash

4 febbraio 2012

In pochi si accorsero che il mondo – lì fuori – stava radicalmente cambiando, in quei primi anni Ottanta. E non necessariamente in meglio, nonostante tutti i proclami riguardanti l’edonismo, la qualità della vita, il lusso e cazzate assortite. Pochi annusarono che il malefico asse Thatcher-Reagan aveva cominciato scientemente a posare i mattoni di una nuova, ambigua e subdola rivoluzione sociale; la stessa che sarebbe sfociata con il crollo del Muro di Berlino, la caduta dell’Impero Sovietico (con conseguente destabilizzazione dei pericolanti equilibri politici comunemente intesi) e la partenza di un nuovo, luciferino, invito a scalare le tappe della vita, magari calpestando il proprio vicino (Non esiste alcuna società, era solita ripetere la Signora di Ferro).

Se, ancor oggi, vengono considerati i più grossi esponenti della destra del Novecento, qualche motivo ci dev’essere stato, oltre all’esposizione mediatica alla quale sono stati sottoposti.

Furono i primi ad usare la televisione in un determinato modo, comprendendo da subito quale potesse essere il suo narcotico potere; a pasteggiare spudoratamente assieme alle grandi compagnie internazionali; a smantellare in maniera scientifica un substrato culturale che – fino ad allora – era appannaggio di tutti e quindi pericoloso. Fu un complotto socio-economico ben congegnato quello messo in atto dai due leader, che spazzò via la coda lunga e gli ultimi residui di speranze provenienti dagli anni sessanta e dai movimenti del Settantasette.

Disoccupazione, politiche monetarie folli e tutte a favore delle grandi lobbies, interventi da reato penale (si disse che Reagan incaricò deliberatamente Greenspan di agire in maniera sabotatoria nei confronti della Federal Reserve per farla crollare sotto i colpi di un debito pubblico da allora sviluppatosi in progressione geometrica). Inutile elencare le nefandezze di un intero decennio (lo sciopero dei minatori inglesi soffocato nella violenza o la ridicola Guerra delle Falklands ancora gridano vendetta) governato da questa coppia, basterebbe aprire la finestra e osservare con disincantato cinismo tutta l’eredità (e l’aridità) lasciataci.

Se oggi siamo circondati da immensi charter per Urgada stivati come carri bestiame di casalinghe con l’acqua alla gola tenute in sesto da pasticche, chirurgia estetica e scappatelle coniugali, se i reality hanno sostituito la nostra vita (un surrogato narcotico e conto terzi), se siamo incapaci di reagire a qualsiasi sopruso o soltanto far diga allo smantellamento culturale imperante, beh… gran parte dell’erosione è partita proprio durante l’era di dominio dei due controversi personaggi. Pochi se ne accorsero allora, e ancor meno riuscirono in qualche modo a far trasparire questo disagio all’opinione pubblica.

Tra questi, i Clash.

I migliori e veri Clash sono quelli infangati dalla black music, quelli che presero improvvisamente coscienza di non aver più niente da chiedere al rock – cosa vuoi chiedere al rock dopo un album come London Calling? – e che il mondo, lì fuori, stava cambiando per l’ennesima volta, a pochissimi anni dal polverone punk. Appunto.

C’era l’hip hop, c’erano i graffitari (il disco con Futura 2000), c’era il reggae, il dub, c’era la dance. C’era troppa roba e troppa barbarie perché ‘la più grande rock and roll band del mondo’ (detta anche ‘the only band that matters’) si lasciasse sfuggire la prima cominciasse a combattere la seconda.

Arrivò Sandinista a far diga e innalzare barricate, più che un disco (imprescindibile, sia chiaro) un pamphlet politico che valse più di mille opposizioni governative, fu un dazebao letto su MTV, un comunicato stampa sulle vetrine dei negozi di dischi, una molotov a Top Of The Pops. E difatti – a certificare la militanza dei nostri – il titolo venne scelto in contrapposizione alle esternazioni della Thatcher rilasciate l’anno precedente, nelle quali si diceva pronta proibire in Inghilterra il termine ‘sandinisti’.

Ma… prima? Prima, quando il rock non era ancora stato completamente sviscerato da Strummer e sodali, quando il viaggio in Giamaica non aveva ancora piantato spore importanti nella consapevolezza sonora dei quattro? Prima che la coppia Thatcher-Reagan avesse gettato la maschera e mostrato le zanne?

Cosa succedeva prima nell’alchimia artistica di quei quattro eterogenei figuri? Sembra quasi che nell’immagine lasciataci le bombe chiamate London Calling e, soprattutto, Sandinista abbiano eroso tutto il resto, cadute di stile comprese. Paradossalmente si tende a ricordare e citare più il mezzo passo falso (siamo onesti) di Combat Rock che le schegge incendiarie dell’omonimo debutto o di quello strano disco dalla glassatura hard rock chiamato Give’em Enough Rope. E se mai c’è un brano (tra le decine) a far da bandiera a quei primi Clash, beh…ci piace pensare che sia stato I Fought The Law.

L’aveva scritta Sonny Curtis dei Crickets, banda che accompagnava Buddy Holly e successivamente portata al successo da Bobby Fuller, altro bel tipino trovato morto in circostanze misteriose. È proprio la versione di quest’ultimo che i Clash udirono uscire dal juke box dello studio durante una pausa delle registrazioni del loro secondo lp.

Ne fu colpito soprattutto Strummer, al quale tornarono alla mente i gloriosi giorni del pub rock e dei 101ers; tanto bastava per provarne una versione in guisa di divertissement talmente perfetta da essere incisa su nastro. Per molti la canzone è quintessenzialmente Clash e non è mistero come sia proprio la loro resa ad essere ormai universalmente conosciuta, nonostante una rilettura più recente da parte dei Green Day (ed una storica dei Dead Kennedys).

I Fought The Law è farina del sacco Clash, è stradaiola, polverosa: è un rock and roll senza speranza sin dal titolo, ma che non rinuncia a combattere; è quello che avrebbero dovuto sbattere sul viso a Ronald e Margareth, consci che quella legge avrebbe anche potuto vincere, ma loro erano qui per renderle la vita difficile.

L’hanno rifatta anche: Roy Orbison, Dead Kennedys, Bryan Adams, Stray Cats, Nitty Gritty Dirt Band, Mano Negra, The Pogues, Die Toten Hose, Viper, Mike Ness, Status Quo, Reel Big Fish, Waco Brothers, John Cougar Mellencamp, Johnny Cash, Bruce Springsteen, Tom Petty, Social Distortion, Stiff Little Fingers, Hank Williams Jr, Waylon Jennings, Green Day, Ska-P, Grateful Dead, Claude François, The Brian Jonestown Massacre, Nanci Griffith, Anti-Flag, Chumbawamba

SONNY CURTIS & THE CRICKETS – In Style With The Crickets (Lp, Coral, 1960)
THE CLASH – The Cost Of Living Ep (7” , CBS, 1979)

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