Archive for febbraio 2012

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30) Into The Groove (Madonna) by Ciccone Youth

28 febbraio 2012

Sono una dura, ambiziosa quanto basta e so esattamente ciò che voglio. Se questo fa di me una stronza e una puttana…beh, mi va bene!’.

E’ con queste inequivocabili parole che Madonna mise fine alla discussione con Mark Kamins. Prese le sue cose ed uscì dalla stanza insonorizzata che puzzava di asettico, lasciando il dj-produttore furente davanti ad un banco mixer ormai vuoto. Stavano volando parole grosse in quello studio di New York dove lui e una giovanissima Madonna si erano accordati di terminare un pezzo per Chyne, una nuova artista che Kamins intendeva lanciare.

Lui – già responsabile del successo di Holiday – aveva chiesto l’avallo di Madonna, e magari qualcosa di più, vista la sua rapidissima ascesa. Lei si era resa disponibile da subito visto che Like A Virgin si era innalzato come non mai nelle classifiche di tutto il mondo e la piccola stronzetta cominciava ad avere peso e potere decisionale all’interno della casa discografica. Diversificare, era solita dire Miss Ciccone al suo entourage di collaboratori, e ‘diversificare’ in quel momento della sua carriera significava cominciare a scrivere per conto terzi, così da sapere finalmente e definitivamente se ci sapeva fare o se gran parte delle sue vendite derivavano da quel look sbarazzino e lolitesco.

Quella canzone era Into The Groove, ovvero null’altro che un grezzo demo registrato in fretta e furia da Madonna, Kamins e Steve Bray. Niente di che, almeno in quella primeva versione, buona per fissare su nastro l’idea principale da poter modificare a piacimento una volta che Chyne si fosse trovata a cantarla. C’era quasi nulla su quello sgraziato nastro: una linea musicale elettronica con i cambi tonali di basi e una parvenza di testo sulla quale lavorare successivamente.

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50 – 31 REKAPITULACIJA

24 febbraio 2012

50) Mama Told Me Not To Come (Randy Newman) by Wolfgang Press
49) Shipbuilding (Elvis Costello) by Robert Wyatt
48) Il Volto della Vita (David McWilliams) by Caterina Caselli
47) Common People (Pulp) by William Shatner
46) The Secret Life Of Arabia (David Bowie) by B.E.F. feat. Billy MacKenzie
45) (I Can’t Get No) Satisfaction (The Rolling Stones) by Devo
44) That’s The Way (I Like It) (KC & The Sunshine Band) by Dead Or Alive
43) Surfin’ Bird (The Trashmen) by The Ramones
42) I Second That Emotion (Smokey Robinson & The Miracles) by Japan
41) My Funny Valentine (Mitzi Green) by Nico
40) Yassassin (David Bowie) by Litfiba
39) Il Est Nè Le Divin Enfant (Traditional) by Siouxsie And The Banshees
38) Only Love Can Break Your Heart (Neil Young) by Saint Etienne
37) I Walk On Gilded Splinters (Dr.John) by The Flowerpot Men
36) There Is A Light That Never Goes Out (The Smiths) by Friendship 7
35) Yu-Gung (Einsturzende Neubauten) by Pussy Galore
34) I Heard It Through The Grapevine (Marvin Gaye) by The Slits
33) I Fought The Law (Sonny Curtis & The Crickets) by The Clash
32) Only You (Yazoo) by The Flying Pickets
31) Spirit In The Sky (Norman Greenbaum) by Doctor & The Medics

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31) Spirit In The Sky (Norman Greenbaum) by Doctor & The Medics

17 febbraio 2012

La cosa più difficile e penosa di tutto questo lavorar di cesello è stata dover cassare di brutto, non senza rimorsi, alcune canzoni che non avrebbero assolutamente sfigurato nelle 100 così faticosamente scelte, e che spesso – oggettivamente – sarebbero state anche migliori e più in sintonia con un serio trattato.

Nella fattispecie – visto che Spirit In The Sky continuate a sentirla un po’ ovunque anche oggi – inutile soffermarsi, se non per esortarvi a recuperare lo svagato e lisergico originale di Norman Greenbaum; eccovi dunque alcune riletture eliminate prima degli ottavi sono queste:

You Can’t Put Your Arms Around A Memory (Johnny Thunders) rifatta da Ronnie Spector;
Time After Time (Cindy Lauper) nella versione di Miles Davis;
The Man Who Sold The World (David Bowie) visitata dai Nirvana;
Gloria (Them) dai Doors;
Gimme Shelter (The Rolling Stones) dai Sisters Of Mercy;
Jazz Is The Teacher, Funk Is The Preacher (James Blood Ulmer) dagli Oneida;
Proud Mary (Creedence Clearwater Revival) da Ike & Tina Turner;
Denis (Randy And The Rainbows) da Blondie;
Rock The Casbah (The Clash) da Rachid Taha;
Jolene (Dolly Parton) dagli One Dove;
Virginia Plain (Roxy Music) da Spizzenergi;
Eight Miles High (The Byrds) dagli Husker Du;
Da Da Da (Trio) dalle Elastica;
Hey Joe (Jimi Hendrix) da Dr.Mix & The Remix;
Mrs. Robinson (Simon & Garfunkel) dai Lemonheads;
Whiskey In The Jar (Thin Lizzy) dai Pulp;
Jump (Van Halen) dagli Aztec Camera;
Raindrops Keeps Falling On My Head (Burt Bacharach) dai Manic Street Preachers;
Heartbreak Hotel (Elvis Presley) da John Cale;
Comme d’Habitude (Claude Francois) da Frank Sinatra
My Way (Frank Sinatra) da Sid Vicious;

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32) Only You (Yazoo) by The Flying Pickets

10 febbraio 2012

Ci sono dischi buoni per il giorno e dischi buoni per la notte, dischi perfetti per l’inverno e dischi registrati appositamente per fare il loro dovere in piena estate. Dischi tristi e dischi allegri, dischi per grandi e dischi per piccini, dischi ‘dritti’ e dischi ‘obliqui’, dischi facili e dischi ostici, dolci e amari, cantati e strumentali, essenziali o inutili, intelligenti e stupidi.

Belli e brutti.

Ci sono innumerevoli tipi di dischi, buona parte dei quali contengono almeno un motivo per farsi amare, fosse soltanto quello di provare qualche corroborante brivido che ti aiuti a superare indenne una giornata altrimenti ‘un po’ così’. Spezzoni di musica da portarsi appresso, in testa, per poterli canticchiare alla bisogna, come una veloce iniezione di vitamine, o una caramella che combatta un’improvviso calo di zuccheri.

Upstairs At Eric’s ad esempio, l’esordio degli Yazoo che in quel 1982 fece inorridire mezzo pianeta e innamorare l’altra metà.

Io appartenevo alla seconda. E mi ci iscrissi seduta stante proprio perché era un disco notturno ma anche no, estivo e glaciale, allegro ma non troppo, a volte dritto ma spesso obliquo, dolce e amaro, cantato e strumentale. Bello e… basta. Era un disco che usava la scusa del duo synth pop allora così in voga per tentare di andare oltre creando un ipotetico ponte tra il soul e la dance, come molti coevi colleghi di tastiere (dico Heaven 17) stavano provando ad innalzare, spesso non con questi risultati. Il ponte – a più corsie, invero – si chiamava Alison Moyet, giunonica chanteuse con un corpo da lanciatrice del giavellotto ucraina e la voce da orchidea selvaggia virata soul; dotatissima interprete che riusciva con nonchalance a creare un inappuntabile equilibrio tra danza e sostanza.

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33) I Fought The Law (Sonny Curtis & The Crickets) by The Clash

4 febbraio 2012

In pochi si accorsero che il mondo – lì fuori – stava radicalmente cambiando, in quei primi anni Ottanta. E non necessariamente in meglio, nonostante tutti i proclami riguardanti l’edonismo, la qualità della vita, il lusso e cazzate assortite. Pochi annusarono che il malefico asse Thatcher-Reagan aveva cominciato scientemente a posare i mattoni di una nuova, ambigua e subdola rivoluzione sociale; la stessa che sarebbe sfociata con il crollo del Muro di Berlino, la caduta dell’Impero Sovietico (con conseguente destabilizzazione dei pericolanti equilibri politici comunemente intesi) e la partenza di un nuovo, luciferino, invito a scalare le tappe della vita, magari calpestando il proprio vicino (Non esiste alcuna società, era solita ripetere la Signora di Ferro).

Se, ancor oggi, vengono considerati i più grossi esponenti della destra del Novecento, qualche motivo ci dev’essere stato, oltre all’esposizione mediatica alla quale sono stati sottoposti.

Furono i primi ad usare la televisione in un determinato modo, comprendendo da subito quale potesse essere il suo narcotico potere; a pasteggiare spudoratamente assieme alle grandi compagnie internazionali; a smantellare in maniera scientifica un substrato culturale che – fino ad allora – era appannaggio di tutti e quindi pericoloso. Fu un complotto socio-economico ben congegnato quello messo in atto dai due leader, che spazzò via la coda lunga e gli ultimi residui di speranze provenienti dagli anni sessanta e dai movimenti del Settantasette.

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