h1

37) I Walk On Gilded Splinters (Dr.John) by The Flowerpot Men

6 gennaio 2012

“My group consists of Dr. Poo Pah Doo of Destine Tambourine and Dr. Ditmus of Conga, Dr. Boudreaux of Funky Knuckle Skins and Dr. Battiste of Scorpio in Bass Clef, Dr. McLean of Mandolin Comp. School, Dr. Mann of Bottleneck Learning, Dr. Bolden of The Immortal Flute Fleet, The Baron of Ronyards, Dido, China, Goncy O’Leary, Shirley Marie Laveaux, Dr. Durden, Governor Plas Johnson, Senator Bob West Bowing, Croaker Jean Freunx, Sister Stephanie and St. Theresa, John Gumbo, Cecilia La Favorite, Karla Le Jean who were all dreged up from The Rigolets by the Zombie of the Second Line. Under the eight visions of Professor Longhair reincannted the charts of now”.

Queste le note di copertina di uno dei dischi più belli, intriganti e magici di tutti i tempi. Poche righe che già dovrebbero far rizzare le antenne e il pelo all’attento e curioso fruitore di buone cose, pronto a fibrillare nello scoprire quale malsana miscela potesse celarsi dentro ad un disco dalla siffatta presentazione.

E’ tempo che Mac Rebennack venga scoperto dal grande pubblico, che il suo blues psichedelico si sparga per l’etere e che ogni impianto stereo degno di questo nome possa fregiarsi d’aver diffuso le sue note. Malcolm John Rebennack è Dr.John, e se ci fosse davvero qualche sceneggiatore con del sale in zucca, avrebbe già stilato un canovaccio hollywoodiano per fare un film sulla vita di questo sciamano pronto a frullare l’estetica di Dylan assieme ai Beatles, trasportandoli a New Orleans su un carro funebre. C’è l’Africa e il voodoo dentro quest’esordio, due anni prima che Ginger Baker ne scoprisse le opportunità commerciali ed il richiamo ancestrale. C’è il Capitano Cuoredibue con la spina dorsale bella eretta e un cazzo funky, c’è del soul gocciolante, del jazz al peperoncino, della world music imbevuta di benzedrina, c’è del rock retroverso dallo spartito stracciato e ci sono innumerevoli rimandi a ritmi primari e sovrapposti.

C’è l’umido influsso del sesso come solo a New Orleans si declina, ci sono sussurri e pozioni magiche, serpenti e porcospini, Baron Samedi e il Carnevale cittadino. Pagano e magico. Ci sono solo 7 brani all’interno di Gris Gris, e l’ultimo è proprio quel manifesto programmatico chiamato I Walk On Gilded Splinters.

Pochi sono stati così caparbiamente cannibali in musica come Dr.John, sperduto in un sabba esattamente a metà strada tra derive rock e melmosi calderoni jazz. Pochi, pochissimi. Quasi nessuno forse, tolto un Miles Davis agli sgoccioli, desideroso di flirtare con l’hip hop. Dr. John è uno stregone bianco (!!) che merita ben più di qualche riga. E dunque che storia sia.

A soli 17 anni Malcolm era uno dei pianisti più richiesti tra i musicisti della città, questo a causa del suo particolare stile, indefinibile (ma non indefinito) e assolutamente eterogeneo nelle influenze; lui – bianco in un Sancta Sanctorum di musicisti dalla pelle scura – poteva già contare un paio di hit (Lights Out; Lady Luck) già lontani anni luce dalle solite armonie della banlieue cittadina. New Orleans andava stretta, molto stretta al nostro, troppo chiusa in un calderone di musiche dai rigidi paletti che sembrano soffocare il bizzarro adolescente. Decide, poco più che ventenne, di trasferirsi a Los Angeles, dove ha modo di lavorare con Phil Spector e cominciare a praticare seriamente il voodoo.

Ma è il 1968 l’anno dell’illuminazione: Rebennack è una pelle che sta già mutando e che non conserva più alcuna vestigia di ciò che era stato il nostro, ecco allora la reincarnazione in Dr. John Creaux The Night Tripper, nome mutuato da un personaggio realmente esistito, ovvero John Montaigne uno di quei meravigliosi cialtroni ottocenteschi pronti a millantare nobili natali risultando soltanto cialtroni della specie più simpatica. Montaigne si reputava veggente ed astrologo, mago e stregone e non era raro trovarlo a qualche angolo di strada pronto a vendere pozioni e veleni, circondato da un’Armata Brancaleone di creduloni.

Faceva lo stesso Dr.John, con la sua musica, ammantandola di soul, jazz, blues fuori dall’ortodossia, rock creolo, funk psichedelico in uno speziato miscuglio magico dove il tempo pareva essersi dilatato all’inverosimile in un’indolenza drogata.

E’ proprio in questo fumoso frangente che prese vita Gris Gris, disco dove vengono piantate le spore di tanta, tantissima musica a venire. Accoglie a corte una manciata di sbandati in guisa di strumentisti – reclutata tra i peggiori vicoli e sempre al limite della legalità – e va a registrare uno zibaldone dove cozzano Hare Krisna e flauti, orge di ululati canini e clavicembali mediorientali, ritmi africani e asfissiante funk dalle grosse tette. Una palude, insomma. Melmosa ma ipnotica al tempo stesso, dentro la quale svetta (meraviglia tra meraviglie) I Walk On Gilded Splinters, ovvero una vendetta voodoo costruita su un groove che ti porta in trance; puoi sentire l’umidità della foresta di notte che ti sferza la pelle sotto una camicia inzuppata di sudore mentre intorno a te sibilano rumori terrificanti. Ti senti catapultato dentro ad un’avventura di Zagor, solo che stavolta è tutto vero e quel fumetto ha gli occhi iniettati di sangue e le zanne putride.

I Walk On Gilded Splinters è una pozione di ragno, una poltiglia di peyote e insetti, un sabba notturno dove ti costringono a parlare con i tuoi incubi. E’ un capolavoro.

A dimostrazione di come un pezzo meraviglioso possa essere inserito in un menù cucinato con mille salse diverse, ne davano una resa post punk dai garretti elastici e le unghie ben affilate anche quei Carneadi chiamati Flowerpot Men (da non confondersi con gli omonimi dei 60es), scovandovi ogni volta nuove bellezze, prodigi e stupefazioni semi electro.

Se è vero che puoi trovare Dio ovunque, in qualsiasi anfratto di questo miserabile pianeta, nel bene come in ogni aspetto del male, nella tragedia come nell’esultanza, allora accostatevi ai Flowerpot Men, sia mai che ne scorgiate le fattezze anche dietro una granulosa batteria elettronica.

L’hanno rifatta anche: Marsha Hunt, Johnny Jenkins, Humble Pie, Paul Weller, Widespread Panic, Allman Brothers Band

DR. JOHN – Gris Gris (Lp, Atco, 1968)
THE FLOWERPOT MEN – Walk On Gilded Splinters (7”, Compost, 1985)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: