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38) Only Love Can Break Your Heart (Neil Young) by Saint Etienne

30 dicembre 2011

Prima o poi qualcuno dovrebbe istituire – in mezzo ai miliardi di Grammy, spesso inutili quando non ridicoli – anche un premio speciale per lo stile – musicale e non – circolante all’interno della discografia. Un sistema meritocratico che si basasse non sulla quantità di copie vendute (altrimenti staremmo freschi) ma su tutta una serie di criteri sia qualitativi che di raffinatezza, distinzione, classe ed eleganza. Varrebbe sicuramente di più di tutte quelle farse autofinanziate in un tripudio di lustrini e bambole scosciate dove in genere si assiste soltanto ad un lungo scambio di inutili fellatio.

Bisognerebbe istituirlo sì, un simile premio. Mi chiamassero a far da giurato, magari estraendo a caso il mio nome in mezzo a miliardi di altri, non avrei dubbi per l’assegnazione: voterei senza indugio Saint Etienne e farei fuoco e fiamme in camera di consiglio per cercare di convincere gli altri giurati a distogliere il loro voto (magari buttato su qualche rapper dalle collane e i denti d’oro o sulla intercambiabile gnocca di turno) e girarlo sul terzetto inglese.

Non credo ci sia mai stata una band più stilosa, ganza e sobriamente divertente dei Saint Etienne, forse solo i Deee-Lite di World Clique, ma sono durati meno e – diciamola tutta – Miss Lady Kier aveva un appeal un po’ volgare davvero agli antipodi rispetto a quello di Sua Soavità Sarah Cracknell. Gli anni Novanta, quantomeno gran parte dei miei, furono da ascriversi interamente a loro, ai loro dischi e al loro garbo musicale che miscelava con millimetriche porzioni northern soul, dance, pop di facile presa ed elettronica dal passo tenue. Mistura palesemente difficile da ricreare senza cadere nel bieco manierismo da balera, e difatti quasi nessuno provò a seguirne le mosse, timoroso di finire come gli unici che avevano tentato di lambirne il groove, dimenticando parecchi ingredienti per strada e finendo con il fare una figura invero meschina: i Cardigans.

Nonostante i tempi di Tiger Bay e Fox Base Alpha siano lontanissimi e la band abbia da tempo offuscato i propri orizzonti sonori, la Signora Cracknell è incantevole oggi come allora, continua a far dischi e non ha perso un grammo dello smalto originario. Anzi, forse qualche grammo l’ha guadagnato nel giro vita, rendendola ancora più seducente nella sua perfettibile femminilità d’altri tempi.

Che gruppo i Saint Etienne! Quintessenzialmente inglese ma cittadini di un mondo che li avrebbe sicuramente adottati, se soltanto se ne fosse accorto; un gruppo di quelli che che mettevano (quasi) tutti d’accordo: dai mod ai partigiani dell’indie, da chi avrebbe di lì a poco lasciato le Adidas sul brit pop ai fedayn della dance, dai fans degli Smiths a quelli dei Pet Shop Boys, da chi adorava Curtis Mayfield a chi preferiva i Depeche Mode. I Saint Etienne erano (e lo sono ancora, nel cuore di molti) la pop band perfetta, quella che non sarà mai la testa di ponte per una rivoluzione sonora, ma che è insuperabile per intrattenere le truppe. Mai sguaiati o caciaroni, mai volgari, sempre perfettamente consapevoli di possedere un aplomb dal retrogusto malinconico, ideale per mesi quali Maggio o Settembre o per quelle ore che volgono all’imbrunire.

Equidistanti da ogni tipo di pop cerebrale eppure pronti a farne convergere le bisettrici i Saint Etienne rimasero un gruppo di nicchia, nonostante ottime scorribande nelle classifiche inglesi e un culto che in Albione ancora resiste.

Only Love Can Break Your Heart rappresentò il loro sorprendente debutto, uno svolazzo indietronico furtato al catalogo di Neil Young e declinato al crepuscolo. E’ anche – per una sorta di paradosso – l’unico brano non cantato dalla Cracknell, anticipata in formazione da Moira Lambert (ex Faith Over Reason) che abbandonerà di lì a poco proprio per la fascinosa bionda. Lo ascolti e ci trovi il Daily Mail, le passeggiate per Carnaby Street ai tempi di Mary Quant, Fortnum & Mason, i mercatini di bric a brac di Greenwich, Ready Steady Go in bianco e nero. Ci trovi un gusto per i vecchi mangiadischi color pastello, per i Geloso a bobine, per i 45 giri, per la pioggia sottile che ti bagna i capelli mentre rovisti le bancarelle di Portobello Road, il profumo delle backed potatoes mangiate seduti sugli scalini di Covent Garden, un sapore retrò che fa le bolle sotto una patina di luccicante elettronica.

E’ per questo che mi sono sempre rifiutato di ascoltare l’originale di Zio Neil, quantomeno interamente. Senza voler per forza risultare blasfemo (nessuno mette in dubbio il valore del pentagramma siglato Young) o uno snob retroattivo. E’ una questione forse meramente anagrafica, ma vorrei rimanere con il gusto dei Saint Etienne per sempre, senza fare imbarazzanti paragoni, così – le rare volte in cui mi capita l’originale tra le orecchie, magari via radio – cambio stazione con frettolosa cura per non farmi traviare; e spero di riuscire a farlo fino alla fine dei miei giorni, senza che qualcuno mi tenda un imboscata e magari me la inserisca in qualche compilation priva di tracklist.

Vedo affiorare una domanda da una pletora di mani alzate: e allora come fai a dire che è una delle cover version più belle mai scritte? Se ti manca l’originale su quale base fondi il tuo enunciato, Mr. Quaraqquaqqua? Mi fido delle poche note giunte in prossimità dei miei padiglioni auricolari fratelli, ecco la risposta.

Mi fido, e mi basta. Ogni tanto ci vuole un dogma, no? Come quando vedi una ragazza spaventosamente bella, così bella dal farti capire che anche la madre, a suo tempo, dev’essere stata uno splendore. Eppure mica serve aver conosciuto la madre per arrivare a questa conclusione, no? Dunque mi fido.

Mi fido dell’istrionico zampillare teneramente elettronico dei Saint Etienne, della bocca di rugiada e miele di Moira Lambert, dei miei ricordi. Mi fido di una figlia spaventosamente bella, la madre la lascio ai suoi tempi e alle sue beltà. Mi fido perché degli amici e dell’amore (e i Saint Etienne li ascrivo in entrambe le categorie) ci si deve fidare, altrimenti che ci stai a fare in questo porco mondo?

L’hanno rifatta anche: Mint Juleps, Elkie Brooks, Psychic TV, The Waltons, Juliana Hatfield, The Corrs, Nils Lofgren, Peter Laughner

NEIL YOUNG – Only Love Can Break Your Heart (7”, Reprise, 1970)
SAINT ETIENNE – Only Love Can Break Your Heart (7”, Heavenly, 1990)

2 commenti

  1. kudos a katinelle, una delle mie magnifiche ossessioni (l’altra sarebbe il loop di batteria che funge da supporto ritmico e che ti ritrovi in ogni dove: dagli Urge Overkill a Loredana Bertè, dai Praxis ai Take That… hai qualche indizio sulla provenienza originaria?)


    • Se la mia memoria non falla ricordo un vecchio articolo albionico nel quale professavano il furto di When The Levee Breaks dei Led Zeppelin (da Led Zeppelin IV).



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