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40) Yassassin (David Bowie) by Litfiba

12 dicembre 2011

Ci voleva un brano italiano relativamente recente tra i 100 ‘grandi’, qualcuno che vidimasse gli sforzi di tutto quel bailamme entusiasta nato dal punk e cresciuto ibridando qualsiasi cosa potesse essere fatta verbo. Qualcosa che esulasse dal consueto diluvio di cover ai quali la musica italiana dovette cedere durante i ‘Favolosi Anni Sessanta’, quando ogni successo internazionale veniva immediatamente ripreso da una pletora di artisti (conosciuti o meno) per un mercato assetato di musica, spesso all’insaputa del pubblico, convinto che l’interprete fosse anche l’autore.

Dopo la sbornia del decennio dorato (e dopato) ci fu un periodo di stanca, nel quale i cantautori – eccetto rare eccezioni – e i gruppi progressive disdegnarono la rilettura altrui, quasi fosse delitto di lesa maestà, preferendo concentrarsi su composizioni originali.

Ci volle il punk per ristabilire le giuste prospettive, o meglio: tutti i rivoli che da quella Rivoluzione Copernicana andarono ad irradiarsi su mille canali. Il post punk tricolore fu faccenda eterogenea, che prese tanto dal beat quanto da Battisti, dal pop autoctono e dal progressive, dai Pink Floyd come dagli Stooges. Fu un momento magico seppure ingenuo, e forse ancor più bello proprio per questo. La povertà di mezzi, l’entusiasmo, la voglia di fare scavalcando imperizie tecniche e difficoltà oggettive sembrarono il valore aggiunto di una frenesia e di un’eccitazione senza freni.

Il tempo ha ristabilito i ruoli, e quelle che all’epoca sembrarono pepite oggi – nel migliore dei casi – spesso acquistano un retrogusto da imbolsita bigiotteria. Eppure non va dimenticato l’intenso lavoro di recupero e imbastardimento (sia preso nella migliore accezione possibile) attuato nei primi anni Ottanta da una scena che si disgregò quasi subito, non prima d’aver figliato assai. Un paio di generazioni di ragazzi cresciuti nella frustrazione e nelle difficoltà di una discografia che stava già cominciando ad esalare gli ultimi respiri nonostante le euforiche ultime bollicine coeve.

Si vendevano ancora dischi, in quel veleggiar di decennio, e qualcuno ne vendeva anche parecchi (il boom dell’italo disco ad esempio, con Raf – ex new waver di stanza nei Cafè Caracas – a trainare le fila), ma nulla in confronto al periodo aureo dei 60es e del beat italiano. Splendeva ancora un bel sole, insomma, ma qualche cirrocumulo all’orizzonte si stava profilando eccome.

Come che sia, è sacrosanta l’inclusione di almeno uno di quei ragazzi, almeno come portabandiera di 40 anni di musica italiana. Troppo facile sarebbe stato includere (ancora) una delle migliaia di rifacimenti che andarono ad ingolfare il mercato degli anni Sessanta, dove – accanto pedisseque imitazioni – emergevano anche ottime riletture.

In ogni caso ci sono a tal proposito Caterina Caselli per l’epopea 60es, Renato Zero a vidimare un buco temporale pre-punk, i Pankow ad andare ‘oltre’ ai generi e alle distinzioni e – infine – qualcos’altro che, più avanti con l’inerpicarsi di questa classifica, andrà a quadrare il cerchio; ergo i posti sono coperti eccome.

Enorme la lista delle candidate che avrebbero potuto sbalzare i Litfiba (banda della quale da un par di decenni sarebbe bene staccare la spina): dai dirimpettai Diaframma pronti a rileggere l’Equipe 84 di Io Ho In Mente Te ai Boppin’ Kids scapicollati su una Tainted Love che più rockabilly non si può; dai siciliani Vena alle prese con una (didattica, invero) My Sharona ai Violet Eves omaggianti una I Talk To The Wind alla corte di Re Cremisi. O gli enormi Not Moving (mai abbastanza osannati) con la rilettura di Wipe Out dei Surfaris, gli Slava Trudù con Nutbush City Limits di Ike & Tina Turner, gli Stupid Set di Hello, I Love You e i ‘cugini’ Confusional Quartet di Volare; o ancora Up Patriots To Arms di Franco Battiato riveduta e corretta dai Disciplinatha.

Ma c’è stato anche dell’altro, stupendamente dell’altro, pure se appoggiato in un confine sottile e profumato di musica leggera: la Giuni Russo pronta a far suo Luigi Tenco in Ciao Amore Ciao, ad esempio. O una giovanissima Anna Oxa che in Controllo Totale rileggeva in maniera narcotica la Total Control dei Motels e ‘Til It Shines di Bob Seger (titolata Il Pagliaccio Azzurro).

O ancora un inaspettato Mango pronto ad inserire Saturday dei Soulwax nel suo album Ti Porto In Africa; i La Crus alle prese con una signorile versione di Pensiero Stupendo di Patty Pravo e Vinicio Capossela con la sua consueta genialità genuflesso su Si è Spento Il Sole di Adriano Celentano. Ma anche Un’Estate Fa dei Delta V è un’ottima cover di quella Une Belle Histoire di Michel Fugain – poi bissata con Ritornerai di Bruno Lauzi -, così come la Valsinha di Vinicius De Moraes ripresa da Mia Martini nell’album Nel Mondo, Una Cosa (Ricordi, 1972).

Insomma, tanto il materiale che andrebbe riscoperto all’interno della – spesso bistrattata – musica italiana, ma avevamo un solo titolo a disposizione, e abbiamo appunto voluto concentrarci sulla nuova onda che andò ad infrangersi sulle coste dell’italico stivale. Una nuova onda che pareva porgere omaggi più che dissacrare le radici, della quale almeno per un attimo, i Litfiba rappresentarono la miglior voce. Yassassin tratteggia un’anomalia, dinanzi all’intero spettro della loro produzione, e non solo per essere l’unica cover incisa dalla band, quanto per l’arrangiamento e la rilettura, volutamente electro e lontana anni luce dalle consuete tematiche care ai fiorentini.

Yassassin è un torrido nido di serpenti disturbato durante il sonno da un sequencer a metà strada tra pop, Ebm e ventose sciabolate di synth. Un atto coraggioso più che un vero passo verso la maturazione di una band pronta di lì a poco a sparare le sue migliori cartucce. Che sia dunque premiato.

L’hanno rifatta anche: –

DAVID BOWIE – Lodger (Lp, RCA, 1979)
LITFIBA – Yassassin (12”, I.R.A., 1984)

One comment

  1. Giusto per non lasciare nessuno per strada ricorderei una “come togheter” dei catanesi Denovo ( http://youtu.be/LbJdJxs7BXA ) e alcune memorabili cover di hendrix di Avion Travel ( di quest’ultime purtroppo non esistono registrazioni discografiche ma solo un introvabile passaggio a DOC di voodoo child ).



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