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47) Common People (Pulp) by William Shatner

6 ottobre 2011

Tirava aria di guerra nell’agosto 1995, l’Europa soggiaceva ai deliri del Regno Unito, pronto nuovamente a proclamare che…sì…l’Impero colpiva ancora, e peste ci avrebbe colto non avessimo voluto sottometterci. Centinaia di persone affrontavano con coraggio la calura per fare code interminabili, mentre due fazioni si sfidavano a colpi di insulti, deliri e proclami dalle prime pagine dei giornali. Sembrava che il Nuovo Ordine Mondiale fosse nuovamente sotto l’influsso britannico, con il resto del mondo a guardare, inconsapevole spettatore. Il 14 agosto del 1995 i due pretendenti al trono, dopo settimane di schermaglie, decisero di schierare le truppe e scendere nelle strade, violando la tregua e il coprifuoco.

Country House e Roll With It erano i nomi delle armi segrete che avrebbero dovuto – nelle intenzioni – spazzare via l’avversario e proclamare il dominio assoluto. Edizioni straordinarie e sospiri bloccati in gola, quell’afoso agosto. Restammo tutti col fiato sospeso mentre infuriava una battaglia a suon di copie vendute alla quale non ci sottraemmo. Era il picco massimo di quell’allucinazione collettiva chiamata brit pop, furbesca trovata dell’industria discografica inglese per distogliere gli acquirenti dalle massicce iniezioni di hip hop (prima) e grunge (dopo) fin lì subite. L’emorragia di vendite era diventata troppo esosa perché i britannici rimanessero inermi a subire l’ennesima batosta dagli Stati Uniti (ma, avessero potuto vedere nella sfera di cristallo chiamata Napster…) e quindi fecero quadrato, lanciando una innumerevole serie di ordigni, molti dei quali caricati a salve.

Quell’estate del 1995 vide Blur e Oasis darsele di santa ragione (qualche volta senza caricare a salve), pontificando spesso dal bancone del Good Mixer, pub di Camden e vero quartier generale dell’intero movimento Adidas vestito. Un esercito costituito quasi interamente da generali e da pochissima truppa dove Supergrass, Menswear, Ash, Elastica, Dodgy e decine di altri gruppi sgomitavano per qualche posto di rincalzo e per i consueti 15 minuti di notorietà.

Decisi di fare l’inviato di guerra, l’eroe pronto a sfidare i mortai e le classifiche; presi il primo aereo e mi catapultai per due settimane sul campo di battaglia, disposto a scoprire se i manifestanti fossero davvero così tanti e agguerriti o se – per una volta – le guardinghe cifre della questura avessero ragione. Scoprii un’Inghilterra sonnolenta, poco incline a pruderie e piuttosto amareggiata dal dover giustificare un simile spiegamento di forze.

E’ la classica montagna che partorisce il topolino’ mi disse un simpatico titolare di un negozio di dischi dell’estrema periferia nord, continuando ‘abbiamo avuto Carnaby Street quando davvero governavamo il mondo, abbiamo avuto i Beatles e gli Stones, i Kinks, gli Who…Credi davvero che chi entra qui dentro chieda gli Oasis o i Blur? Quelli si comprano nei megastore’.

Non credevo nulla, invero, ero arrivato sin lì proprio per tastare il polso e toccare con mano i bollettini di guerra. Non contento rincarava la dose, il capelluto quarantenne con la consueta tazza di caffè annacquato tra le mani: ‘siete voi turisti che vi fate prendere al laccio da queste stronzate, prenotate il primo aereo e venite a fare incetta di dischi e pettegolezzi da noi’ – cominciava a mancarmi l’aria, lì dentro – ‘certo, qualche centinaia di migliaia di ragazzini britannici spingeranno il brit pop in classifica, ma torna a trovarmi a Natale e ne riparliamo, ok?’. Mi aveva colpito a morte con una lucidità spaventosa.

Pagai il 33 giri delle Supremes e uscii senza nemmeno salutarlo, a capo chino e con una pressante sensazione di stupidità che volevo girare il più presto possibile a qualcun altro.

Così tornai in centro, per appostarmi al Virgin Megastore e vedere cosa ci fosse di vero in tutto quel bailamme e nelle parole del tricotico saggio. Vidi orde di giapponesi, di zainetti Invicta, di tute Adidas, di lunghi ciuffi corvini, tutti coscienziosamente in fila alle casse con la loro bella pila di 45 giri di questo o quell’altro schieramento. Una pena, in verità, e la consapevolezza che quell’arruffato di periferia aveva avuto ragione su tutta la linea nonostante il suo cinismo non scevro da frustrazione per i bei, cari tempi andati.

In soldoni: ero un pirla. Tornai a casa giusto per scoprire con dovizia di particolari e insulti assortiti che, in tutto quel bailamme, non ci fu storia visto che Country House vinse ai punti la scaramuccia dei singoli ma perdette per knock out la guerra degli album dinanzi a What’s The Story (Morning Glory) ulteriore caso di allucinazione dentro l’allucinazione. Probabilmente, dopo tutte quelle scorpacciate di noiosi artisti dal basso profilo, musicisti da mille accordi e zero capelli, eravamo affamati di star stronze ed arroganti, magari anche un tantino anni anni settanta in quanto a svogliatezza, droghe e deliri d’onnipotenza. Non avendo a disposizione Bowie e Bolan ci dovemmo accontentare dei fratelli Gallagher e di Albarn.

Che poi la storia abbia ampiamente dimostrato da che parte stava il talento è un altro paio di maniche (è altro par di maniche anche il fatto che molti non l’abbiano ancora compreso), sta di fatto che in quel 1995 una terza potenza andò ad insidiare il regno dei due di cui sopra, e in molti voltammo lo sguardo verso i Pulp, ovvero la band dalla più lunga gavetta nell’intera storia del pop britannico, inseriti forse a forza nel carrozzone brit, dove le armonie della band si trovavano a loro agio, pur sgomitando per cercare di far comprendere come vi fosse dell’altro.

Different Class fu il vero disco di quell’annata poco equilibrata, un condensato di glam, grandi canzoni e testi mai più uditi dai tempi di Morrissey. Un eccentrico filosofo in pantofole (Jarvis Cocker) e una onesta banda di comprimari a guarnire il tutto. Common People fu il Cavallo di Troia per scardinare il brit pop irridendolo, il raggiungimento di un successo che – quasi dieci anni dopo – un’insospettato William Shatner (il Capitano Kirk di Star Trek) andava a rileggere in un delizioso album solista assiepato di ospiti quali Aimee, Mann, Ben Folds, Henry Rollins, Brad Paisley, Nick Hornby, Adrian Belew e Joe Jackson.

Un disco maturo, finanche sorprendente per un personaggio simile, forse più avvezzo alla muzak come il suo compare Leonard Nimoy (il Dottor Spock), titolare di alcuni dischi a metà tra il kitsch e l’exotica sul finir dei sessanta. E proprio il vecchio Joe aiutava ai cori questa muscolosa e divertentissima versione.

L’hanno rifatta anche: Libitina (con il titolo Gothic People), Scouting For Girls, Tori Amos

PULP – Common People (7”, Island, 1995)
WILLIAM SHATNER – Has Been (Cd, Shout! Factory, 2004)

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