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56) Eloise (Barry Ryan) by The Damned

23 luglio 2011

I Hate Pink Floyd? Col cazzo, pensavano i Damned in quel 1976, mentre sbirciavano la maglietta orgogliosamente sfoggiata da un giovanissimo Johnny Lydon non ancora Rotten. Noi siamo diversi, ghignavano Dave Vanian, Rat Scabies, Captain Sensible e Brian James; siamo cazzoni, e non ce ne fotte assolutamente nulla di cambiare un sistema che mai cambierà e che se dovesse farlo non sarà certo per merito nostro.

E quindi perché preoccuparsi? Noi siamo i saltimbanchi del punk, non abbiamo nulla della seriosa militanza dei Clash o dei proclami situazionisti dei Sex Pistols; non siamo epicurei come Spizzenergi, à la page come i Banshees o equidistanti e in perenne equilibrio come gli Adverts.

Noi siamo i primi e gli ultimi, la morte e la resurrezione, lo sputo e la carezza, talmente stupidi da avere un intelligenza fuori dal comune.

E’ nostro il primo 45 giri punk, nonostante tutti i proclami di Malcolm McLaren e le riottose uscite di Rotten. Dei damerini pre-confezionati, ecco cos’erano i Sex Pistols. Dei Bay City Rollers coi vestiti strappati. E mentre loro cianciavano, noi facevamo uscire New Rose, battendo tutti sul tempo. E scusate se è poco.

Non bastasse: a noi i Pink Floyd piacevano eccome all’epoca. All’epoca loro, ma anche alla nostra. Piacevano così tanto che – un po’ per celia, un po’ per pubblicità gratuita, un po’ perché siamo sempre stati dei bastian contrari mica da ridere – ci facemmo addirittura produrre un disco (Music For Pleasure, 1977) da Nick Mason che dei Floyd fu l’anima nera dietro alle pelli e alle pensanti macchine da soldi di Gilmour e Wright.

Il meno visibile forse, ma il più approcciabile di sicuro.

Avevamo tentato – e quella sì sarebbe stata una mossa davvero punk! – con Syd Barrett, c’eravamo quasi riusciti se quel budino semovente avesse capito cosa gli stavamo chiedendo. Era davvero in pappa il cervello di Syd, ma pensate che notizia da prima pagina avere gli stupidi Damned prodotti da un simile guru.

Come che sia quella produzione ha decapitato definitivamente il punk, irridendone tutti i contenuti, se mai ne avesse avuti, perché noi ci ricordiamo soltanto grandi feste, poche docce, qualche pugno lanciato a vuoto, anfetamine e sesso promiscuo, nonostante tutte le altre band si adoperassero per trovare chissà quale spiegazione sociologica quando venivano intervistati.

A microfoni spenti facevano casino come noi, eppure alla fine eravamo sempre noi Damned a sembrare sciocchi e superficiali, cazzoni e ignoranti.

Screditavamo il movimento, dissero i soloni pronti ad emergere dalle brume di un’Inghilterra che faceva schifo persino a se stessa. E allora tutti a sgomitare per essere i fedayn del punk, gli integralisti del duro e puro e listato a lutto. Marxisti delle sette note con la puzza sotto gli spartiti, tanto poi alla fine erano i Damned i clown dei quali vergognarsi.

Non che ci astenessimo dal metterci del nostro, intendiamoci. Il Capitano spesso usciva sul palco vestito da ballerina, ma lui aveva i Tubes in mente, più che gli Stooges, come facevamo ad essere credibili? O forse proprio per questo lo eravamo più degli altri?

Guarda gli Stranglers, sembravano mio nonno già nel 1975, e forse qualcuno di loro aveva proprio la stessa età di mio nonno. O Ian Dury. Il punk sbevazzone quarantenne e fuori tempo massimo. Per carità simpaticissimi entrambi, non si contano le bottiglie bevute assieme nei backstage di mezzo mondo, ma… perché i primi giocavano una parte non loro e il secondo si atteggiava a disadattato sociale pieno di turbe quando invece aveva una dignitosa carriera da pub rocker alle spalle e un’appartamento a Chelsea? Era punk quello? Le tastierine degli Stranglers erano punk? Bah.

E se anche lo fosse stato, perché il problema erano sempre i Damned e la scelta di Nick Mason come produttore? Se il fine ultimo era quello di irridere, provocare scompensi e disgustare, beh noi scegliendo il batterista di quel gruppo dal grasso maiale rosa abbiamo fatto l’en plein. C’era mezza Inghilterra che si rodeva dall’invidia per questo invece, Stranglers compresi, anche se nessuno ebbe mai il coraggio di ammetterlo.

Ognimmodo ci chiudemmo in questo studio del cazzo pieno di vetri tirati a specchio e poltrone intonse per qualche settimana e…ragazzi, credetemi: che palle. Che enormi e gonfissime palle, pareva fosse diventato un lavoro, e quando mai suonare o registrare una canzone dovrebbe essere avvertito come un lavoro?

Da quando si devono perdere ore per mettere su nastro un riff di chitarra? Dove sta scritto? Quale malsana entità l’ha decretato? E’ rock and roll quello che fanno i Damned, tenetelo bene in mente, e se togli l’urgenza, lo spirito e l’istinto al rock and roll cosa ti resta…l’asetticità di un ufficio comunale, la puzza di un ambulatorio. Il nulla. Assurdo.

Comunque due palle, manco ricordo che canzoni inserimmo in Music For Pleasure, ricordo solo come fosse troppo serio l’uomo, incapace di rilassarsi e di ridere, pronto a battagliare su ogni semitono e a vedere stonature ovunque.

Un invito a nozze per noi, che non perdevamo l’occasione per ruttargli dentro i microfoni appena faceva partire il nastro. Una noia mortale, mitigata soltanto dalla comparsata di Lol Coxhill – ovvero il più grande sassofonista jazz d’Inghilterra – e dal nostro lanciarci addosso lattine di birra. Aperte.

Eppure sia Nick sia quel pazzo furioso di Lol ci aiutarono in sala di registrazione, ci aiutarono eccome. Sono sicuro che i Damned cambiarono proprio in quell’esatto istante, e che nei nostri cuori di clown si materializzò una lacrima di cerone.

Lo spettacolo doveva continuare, ma non avevamo più le gambe per farlo, disillusi nel vedere che chiunque era riuscito a ritagliarsi uno scampolo di classifica mentre noi dovevamo ancora dipendere dalla paga del nostro manager.

Ciò che avrebbe dovuto – nelle intenzioni – essere il nuovo Anno Zero del rock si tramutò in una farsa gigantesca. La Grande Truffa del rock and roll non furono i Sex Pistols, ma il punk nella sua interezza. Piangemmo per giorni. Piangemmo mentre continuavamo a lanciarci lattine addosso, Captain Sensible, soprattutto, cinico e amaro come la vita.

Qualcuno non resse lo stress e se ne andò sbattendo la porta. Chi rimase cercò una strada per farlo diventare un lavoro, indossando un patina di seriosità che proprio non ci apparteneva ma che ci cadde addosso dallo sfinimento. Fummo bravissimi a tener duro, quando tutto il panorama musicale ci additava come degli handicappati musicali, fummo davvero bravi, e – alla fine – la caparbietà premiò.

Ci volle una cover per arrivare verso l’alto delle classifiche, prendendo atto che con le nostre composizioni mai ce l’avremmo fatta. Del resto, avevamo cominciato con Help (retro di New Rose), quindi che c’importava? Barry Ryan andava benissimo, Doctor And The Medics ci aveva rubato Spirit In The Sky di Norman Greenbaum (vero che sarebbe stata perfetta per noi?) ma trovammo, tra le pieghe del tempo e delle classifiche, questo meraviglioso brano del 1968, una zolletta di zucchero perfetta per i Damned.

Capimmo che era esattamento ciò che serviva per adornare la bacheca dei dannati, epico e scoppiettante quanto basta per inserirci di prepotenza in quel pop da classifica che andava per la maggiore. Prendi i soldi e scappa, diceva Captain Sensible.

Bravo, He Says Captain I Say Wot! Lui di soldi ne aveva fatti in abbondanza con quella cazzata di 45 giri, fu uno dei più venduti del 1983 e lo mise a posto vita natural durante. Il resto della ciurma invece era ancora una marmaglia di disperati.

O classifiche o morte, urlavamo nella nostra disastrata sala prove. Grazie ad Eloise classifiche fu.

L’hanno rifatta anche: Claude Francois, Mina, Leningrad Cowboys, Spagna, Franck Pourcel Et Son Grand Orchestre, Helmut Lotti, Richard Clayderman

BARRY RYAN – Eloise (7”, MGM, 1968)
THE DAMNED – Eloise (7”, MCA, 1986)

3 commenti

  1. Nel 1968 ero un bambino e “Eloise” non mi piaceva. Mia sorella metteva sempre quel suo orribile 45 giri nel mio mangiadischi e la cosa mi faceva imbestialire. Lo spingevo fuori con veemenza e ci mettevo dentro “Vengo anch’io no tu no”!
    Quando la rifecero i Damned, nel 1986, rimasi sconvolto: Ma come? La più brutta canzone del mondo rifatta pedissequamente, senza nemmeno un po’ di irriverenza? Senza nemmeno un po’ di ironia? Già. E poi proprio dai Damned, gli unici VERI punk? Già. Il punk non c’era più e loro, i più hard-rock della scena, rifacevano Eloise. Già. Forse ero solo giovane? No. La risento adesso e mi chiedo come possa essere stato un successo mondiale (Quello di Rayan, non quello di Vanian) e non me lo spiego. Più o meno come non mi spiego “Music” di John Miles. Stessa pasta, stesso destino.🙂


  2. In Dulce Decorum😉


  3. Cool



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