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61) He’s Gonna Step On You Again (John Kongos) by Happy Mondays

23 giugno 2011

Il primo disco in assoluto a contenere una campionatura? Step On di John Kongos, naturalmente! Anno Domini 1971, e dunque in tempi non sospetti ma anzi carbonari assai; ergo per questo più goduriosi per noi – che oggi – siamo avvezzi a tutto, anche a brani forgiati su grugniti di suini (è successo, con i Current 93) o vistosamente creati per le suonerie dei cellulari (un buon 90% del pop americano odierno).

Creato e avviluppato su un primordiale nastro di percussioni africane messo in loop per tutta la durata del pezzo, tanto da guadagnarsi menzione nel Guinness World Of Records.

Oddio, sarebbe scempio voler ricordare il barbuto sosia di John Lennon soltanto per questo piccolo primato; sebbene il nome sia solamente poco più di un ricordo da specialisti l’uomo fu interessante, e non soltanto per questo contagioso incedere, numero 5 nelle classifiche inglesi in quell’affacciarsi di decennio.

C’è anche una bella storia dietro questo Bolan vaccaro dalla faccia plastica, una storia fatta di emigrazione, fatiche e apartheid. Una storia cominciata nei primissimi anni sessanta in Sudafrica, quando il nostro – poco più che adolescente – si faceva le ossa con i Johnny And The G-Men, piazzando pure qualche hit minore nelle classifiche di Johannesburg e dintorni prima di decidere un mesto e disilluso ritorno in patria, spaventato da continue sparatorie e quel clima da guerra civile che si respirava un po’ ovunque in giro per la capitale.

Nelson Mandela era ancora un nemico e non un premio Nobel per quel pugno di bianchi decisi a concentrare sempre più il crasso e razzista potere nelle loro mani. Kongos (con un cognome simile poteva essere solidale con il regime? Giammai!) fugge, torna in patria per confabulare con tempismo perfetto – è il 1967 – assieme ai psichedelici Floribunda Rose, pronti a divenire Scrugg e a lasciare qualche tiepida traccia nel rock inglese del periodo con una mistura fumogena di psichedelia, folk nerboruto e visionarie spezie pop.

E’ solo con la decisione d’intraprendere una carriera solista che la fama di John Kongos fa breccia in un Inghilterra che piange la dipartita dei Beatles: He’s Gonna Step On You è un massiccio ma inconsapevole pop rock terzomondista che a tuttoggi non mostra una sola crepa e che s’insinuerebbe da Dio nell’eterogeneo revival old school dal retrogusto balearico che sta spazzando via i 130 bpm al minuto di gente quale Justice e Boys Noize.

E’ indolente, perfetto per torridi calar del sole sulla spiaggia o per intriganti (e intelligenti) party dove la parola revival non significa mi amigo charlie brown, Y.M.C.A., urletti e braccia alzate, se capite cosa intendo. Ma anche l’ascolto casalingo provoca buone vibrazioni, è come avrebbe dovuto essere Woodstock se soltanto avesse tolto quella patina di tenace seriosità pronta a traghettarci tutti nei più perfidi e pericolosi anni Settanta.

Nulla è peggio di veder disilluse le tue aspettative di pace, amore e libertà, e un cocktail con gli ingredienti lasciati annegare nella frustrazione diventa in breve un micidiale veleno per l’anima. Dall’amore universale allo scendere in piazza con le molotov non ci vuole molto, e se ci fossero state più Step On a far da muro mi piace pensare che magari qualcosa di quei fetidi anni di piombo si sarebbe potuta evitare.

Perché è buono Step On (e andrebbe eretto un monumento a quel misconosciuto genietto della consolle chiamato Gus Dudgeon, che ci mise le mani e il nastro), ed è fatto di una materia che induce al buonumore e allo scuotimento di chiappe.

E’ rilassatezza, mani intrecciate dietro la nuca, pupille dilatate e chewing gum, danze della pioggia e amore-libero-ma-davvero, e mi immagino quei maleodoranti casermoni di Manchester (gli stessi dello sceneggiato Life On Mars) dove i party erano pomiciate, macchie di gin su moquette che non avevano mai visto giorni migliori, risse, cazzotti, cannabis e il dito sempre pronto ad accarezzare la Mauser; ‘che a Salford dovevi stare in campana vecchio mio, se volevi sopravvivere a lungo e senza grane.

Gli stessi casermoni dove, in quegli anni, la famiglia Ryder cercava di allevare due scapestrati figlioletti. Ma non s’incorra nell’errore di intravedere nicchie di suono danzabile, pure se quell’anello di reiterate percussioni arriva ad annusare le terga di certo tribalismo funk che Liquid Liquid e compagnia (ma anche Paul Simon, che credete!) contribuiranno a diffondere per l’aere un decennio dopo.

No, nonostante (o forse grazie) un cognome che sapeva d’Africa l’uomo era smaliziato abbastanza per non cadere in inutili e poco credibili tentazione black e imbastire una parvenza di suono ‘nuovo’ equidistante da Alex Harvey come da Fela Kuti, irrorandone i contenuti con una fumosa glassa pop.

Step On diveniva successo massiccio, che oltrepassava i confini e giungeva anche sugli italici canali (incredibile una sua partecipazione assieme a Battisti in un programma RAI). Forse poco più del solito One Hit Wonder, il nostro, eppure quantomeno pronto ad iterare con Tokolosche Man, altro bel tassello fuori di testa e ultima arrampicata nelle classifiche inglesi prima di tornare nelle retrovie, scalzato dall’improvviso emergere di un certo David Bowie e del glam.

E a proposito di fuori di testa, chi – appunto – se non quella congrega di ‘diversamente sani’ chiamata Happy Mondays, poteva decidere di consegnare il nome di Congos alle nuove generazioni usandolo per raggiungere lo zenith del Madchester?

Forse ci vedevano una lontana parentela sonora, forse si ricordavano quei vecchi giorni a Salford ove – tra un furtarello e l’altro, tra una sbornia e una rissa – si ballava Step On mentre mamma e papà passavano le serate al pub.

Col senno di poi è straordinariamente perfetta la rilettura di Shaun Ryder e soci (che poi riprenderanno anche Tokolosche Man, ma non con questi risultati), stavolta sì pronti ad immergere il pezzo in danzerini arrangiamenti italo house, come d’uopo in quei febbrili ed ‘estatici’ giorni.

Un martellar di pianola ad introdurre il pezzo prima che la sghemba e drogata armonia dei Mondays entri a far sfracelli appoggiata ad un riff sul quale Shaun sceglie di tuffarsi a capofitto, gettando in aria pastigliette colorate. E vaffanculo il Lunedì.

L’hanno rifatta anche: Def Leppard, The Boots, The Party Boys, Exploding White Mice

JOHN KONGOS – He’s Gonna Step On You Again (7”, Fly, 1971)
HAPPY MONDAYS – Step On (7”, Factory, 1990)

4 commenti

  1. Shaun si abbarbica alla lettera “E” ma presumo sia una coincidenza😉

    all’epoca girava anche un clip alternativo (http://www.youtube.com/watch?v=7rgFSwO9ZVc) che citava palesemente http://www.youtube.com/watch?v=i5yJAUjTIS0 (Mondino, mica scherzi, ed infatti http://www.youtube.com/watch?v=BggXhzUhZ94)


    • Shaun è troppo un dritto per cadere su coincidenze.😉 Me li ricordo bene, i francesotti in fregola, dovrei avere anche una manciata di 12″ (intonsi) da qualche parte.
      Tuo, Joe le Taxi


  2. mi piace vincere facile, ergo mi gioco un caffé sulla presenza di http://www.youtube.com/watch?v=jgtjEjEKUA4 tra i succitati intonsi.
    (Un caffé te lo dovrei comunque per avermi fatto scoprire The Passage)


    • L’avresti vinto e perso il caffè. Nel senso che – ovviamente c’è – ma questo col cavolo che è rimasto intonso😉
      XOYO



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