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62) Smells Like Teen Spirit (Nirvana) by Tori Amos

19 giugno 2011

Potremmo farci un gioco dai rimandi infiniti, un domino lungo 50 anni dove poter attaccare una cover version appresso all’altra, saltando di rilettura in rilettura fino ad arrivare ad un domani usualmente sempre troppo lontano e quasi mai soddisfacente.

I Nirvana rifacevano i Vaselines (Numero 72)? Tori Amos approccia i Nirvana e a sua volta è rivista dai Technotronic che avevano subito lo stesso trattamento da Adam Green. E così via. Potrebbe essere un passatempo divertente e pieno di sorprese, seppure un po’ autistico, ma così facendo ci perderemmo tutto il nettare che cola, l’emozione, il brivido, la pelle d’oca, le lacrime e persino le incazzature e i delitti di lesa maestà. Sarebbe una cosa sì curiosa, ma fredda e con poca fantasia, pure se parecchie sorprese potrebbe riservarcele.

Insomma, sarebbe facile, ma a noi – le cose facili – non sono mai piaciute, soprattutto quando si parla di musica.

E se invece provassimo tutti ad immaginarci il nostro personale Pantheon di rifacimenti? La nostra Stele di Rosetta pronta ad aprirci – in una serie infinita di ipertesti – decine di mondi? Se usassimo in modo creativo la fantasia per innalzare una lunga lista di possibilità ognuno avrebbe la sua classifica definitiva da portarsi appresso, sperando che – un domani – qualche paio di orecchie (e menti) bene aperte ne accogliessero i suggerimenti.

Quante stranezze e quali intriganti intrecci potrebbero sortire da una immaginaria sequela di canzoni giocate in una infinita serie di ‘se’ e di ‘ma’. Personalmente mi sono sempre chiesto come, ad esempio, i Manic Street Preachers potrebbero rileggere Follow You, Follow Me dei Genesis visto che i primi sono divenuti la versione declinata nuovo millennio dei secondi.

O come i Throbbing Gristle avrebbero potuto rendere On My Own di Nikka Costa dacchè agli antipodi, estremi di un pentagramma che potrebbe attrarre l’una agli altri, in un intrigo d’amorosi sensi.

O se Bob Dylan ha mai pensato di prendere in mano What Time Is Love? dei KLF; se i Radiohead hanno mai avuto voglia di cimentarsi con 4’33” di John Cage (è una boutade, ma vorrei vedere se troveranno il coraggio in un ipotetico futuro. Lo facessero: chapeau) o i Muse impattare su Gingerbread Man dei Residents.

E Paolo Conte avrà mai la brillante idea di incidere Hotel Plaza di Faust’O o verrà battuto sul filo di lana da Franco Battiato? O ancora: cosa succederebbe se Bjork fosse costretta a cantare Minuetto di Mia Martini o qualsiasi articolo del catalogo della povera Giuni Russo (Mediterranea andrebbe benissimo)?

Quale gioia se qualsiasi canzone dei Joy Division (con particolare predilezione per Decades) toccasse in sorte ai Kraftwerk o a Smokey Robinson. Sbrodolerei di gioia nel sentire Amy Winehouse alle prese con Pensiero Stupendo di Patty Pravo, per esempio. E Mi vedrei benissimo Madonna che incespica su The Man I Love di Billie Holiday e sul Tuca Tuca della Carrà (con la produzione di Jacques Lu Cont, ovviamente), o Duffy che saccheggia Irresistibilmente di Sylvie Vartan.

Così come difficilmente riuscirei a trattenere qualche lacrima se Sondre Lerche mettesse le mani su Charlotte Sometimes dei Cure e Patrick Wolf – di rimando – finalmente si prostrasse su Nightporter dei Japan.

Come sarebbe più bello il mondo, domani, se ci svegliassimo senza l’orrore da suonerie di Lady Gaga ma con l’eco dei Foo Fighters che squittiscono Somewhere Over The Rainbow, o se gli Abba si riformassero soltanto per omaggiare Se Telefonando.

E quanta aggressività in meno se a cullarci nelle lunghe file autostradali ci venissero incontro per radio dei fantasiosi origami costruiti su More Than This dei Roxy Music riveduta e corretta dalla Lino Patruno Jazz Band; oppure se i Wilco potessero ricreare in toto l’intera suspence lisergica che permeava Tecnique dei New Order e Vasco Rossi affondasse sui Radiohead (ah no, questo è già successo, ed è stato un incubo).

Cosa fareste se – sotto l’ombrellone – udiste uscire in sequenza da una radiolina Blitzkrieg Bop dei Ramones sussurrata dai Kings Of Convenience, o i Pizzicato Five saltellare su Ma Quale Idea di Pino d’Angiò, se Polvere di Enrico Ruggeri passasse tra le mani dei Pet Shop Boys, o se Fade To Grey dei Visage assumesse un massiccio trattamento d’estrogeni a cura degli Atari Teenage Riot o dei Neurosis.

Ho migliaia di dormiveglia simili durante le mie notti insonni, decine di volti e di voci che si scambiano di posto e di corpo; mi appare spesso Robbie Williams a cantarmi Chinese Rocks degli Heartbreakers mentre i Frankie Goes To Hollywood sussurrano l’intero canzoniere di Lucio Dalla.

Mi fermo qui, per giurarvi che raramente mangio così pesante da indurre simili incubi e per non inquinare ulteriormente queste poche cartelle; eppure potremmo tracciare un intero quaderno di fantasie come queste, aspettando il momento delle varie rivelazioni.

Ma il coraggio è virtù che latita ormai nel mondo del pop, e quindi le tengo per me, dandovene solo un assaggio, come si fa con i veri amici. Perché siamo amici, vero?

L’hanno rifatta anche: Pansy Division, Paul Anka, Weird Al Yankovic, The Flying Pickets, Beki Bondage, Melvins & Leif Garrett, Willie Nelson, Scala, Patti Smith, Of Montreal, Courtney Love, Bjorn Again, Pearl Jam, Pleasure Beach

NIRVANA – Smells Like Teen Spirit (7”, Geffen, 1991)
TORI AMOS – Crucify Ep (Cd, Atlantic, 1992)

2 commenti

  1. Spettacoloso, come sempre.
    Come vedi “Rumore” rifatta dai Daft Punk ?


    • Purtroppo la Carrà è stata recentemente sepolta sotto un mare di trashume electro da Sinclair. Ma il tuo suggerimento era (è!) buono, stramaledettamente buono. Ribatto dicendo che gli Air avrebbero potuto riprendere in mano (sempre della Carrà) ‘E salutala per me’😉



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