h1

63) Pink Elephants On Parade (Dumbo Original Soundtrack) by Sun Ra

14 giugno 2011

“Il mio corpo cambiò in qualcosa d’altro. Potevo vedere attraverso me stesso, non avevo forma umana, mi trovavo in un pianeta che capii essere Saturno. Mi avevano teletrasportato ed essi volevano parlare con me. Avevano una piccola antenna sui loro occhi e una piccola antenna sulle orecchie. Mi dissero di non continuare a frequentare il college, il mondo stava andando verso il caos e il mio compito sarebbe stato quello di parlare attraverso la musica e il mondo avrebbe ascoltato. Questo mi dissero.”

Così parlò Sun Ra. E non bisognerebbe nemmeno tentare di spiegarlo (non ci riusciremmo, comunque), anche ne foste a digiuno e quelle immagini da vecchio santone Maya from outer space improvvisamente impazzito vi facessero soltanto sorridere. Bisogna fidarsi, di Sun Ra e della sua musica, senza tentare di affrontarla di petto o afferrarla.

No, vi scivolerebbe via tra le pieghe della vostra ghiandola pineale, lasciandovi con un senso di inadeguatezza difficile da comprimere in questa misera esistenza mortale.

Un po’ come succede a chiunque abbia mai voluto approcciare Kant e la sua Critica della Ragion Pura, letto per dovere – con rarissimi barlumi – e citato senza timore di smentite dacchè praticamente impossibile da comprendere nella sua interezza.

Come Sun Ra, appunto.

Lui era una divinità – vera o presunta, che importa? – venuta da Saturno, folle abbastanza per divulgare il verbo (il suo verbo, intendiamoci) a chiunque fosse stato interessato. Herman Poole Blunt – il volgarissimo e umano nome di battesimo con il quale si è presentato al mondo – non va spiegato, e non dev’essere nemmeno compreso. Herman Poole Blunt è un macrocosmo che racchiude (e lo fa ancora, quasi ventanni dopo la sua morte) mille mondi, mille musiche, mille morfologie umane diverse.

Sun Ra era Picasso, Stravinskji, Groucho Marx, Timothy Leary, Thomas Pynchon e Bugs Bunny. Tutti assieme, riuniti davanti ad una tastiera, pronti a fondersi davanti ad un’Immacolata Concezione che avrebbe portato in dono George Clinton. Un casino, dite? Aspettate a leggere il resto.

Mille le leggende che hanno tenuto in vita il carismatico guazzabuglio della Sun Ra Arkestra, spesso dimenticando che in quella folle congrega cosmopolita (con l’accento su cosmo, ovviamente) hanno militato fior fiore di musicisti, pronti a farsi le ossa sotto le eccentriche e dittatoriali direttive del Dio Sole.

Qualche nome? Basterebbe quello di Pharoah Sanders per farvi rizzare i peli sulla schiena (e chi credete che abbia coniato il soprannome Faraone all’eccelso sassofonista?), ma siamo generosi e in sovrappiù aggiungiamo volentieri: Darryll Brown, Don Cherry, Phil Cochran e Wayne Kramer solo per citare a caso.

Influente e misconosciuto, deriso e derubato, rifiutato in toto eppure reso icona della storia americana del secolo scorso. Un po’ come l’altro pazzerello che di nome rispondeva a Louis Thomas Hardin, per gli amici Moondog. Sun Ra rimane un caso particolare, la controparte nera di Captain Beefheart, e come codesto spesso citato a sproposito (sì, pure in queste righe, ovvio) e tirato in ballo anche quando non si dovrebbe.

Se davvero tutti quelli che parlano di Trout Mask Replica l’avessero effettivamente ascoltato forse il mondo non sarebbe un posto migliore, sicuramente però sarebbe più eccentrico e disposto ai cambiamenti.

Invece. Lo stesso accadde (e continua ad accadere, in un infinito equivoco) con Sun Ra. Genio o ciarlatano, mistificatore, bluff di proporzioni epocali, leggenda del jazz… lo si è apostrofato in innumerevoli modi, e probabilmente ognuno di essi rappresenta una parte delle infinite sfaccettature di questa poliedrica e complicatissima particolarità.

Nonostante una discografia sterminata e impossibile da vagliare in toto; nonostante trasversali attestati di stima (aprì addirittura alcuni concerti dei Sonic Youth); nonostante l’essere citato praticamente ovunque quale pietra di paragone per qualsiasi strange muzak sia mai apparsa sul nostro pianeta…beh, nonostante tutto questo la musica di Sun Ra rimane un’entità aliena e ancora tutta da scoprire.

Enfant prodige del pianoforte, in carcere come obiettore di coscienza negli anni Quaranta, fondatore della Arkestra (crasi tra Arca e Orchestra… capito? Musica come scialuppa per preservare le specie sonore), anticipatore di molta elettronica che invaderà il pianeta, dissacratore del jazz, autentico funambolo degli stili (swing, funk, fusion, noise. E varie brodaglie dove frullare tutto questo assieme). Cos’altro ancora si potrebbe aggiungere?

Forse i folli costumi a metà strada tra Ramsete e il Mago Otelma? Il millantare natali extraterrestri? Le sue incredibili peripezie musicali?

No, basterebbe ascoltare qualche disco. Come i due imprescindibili volumi The Heliocentric Worlds Of Sun Ra (ESP Disk, 1965/1966), la blaxploitation afrofuturista di Space Is The Place (anche film diretto dal nostro), il buco nero ‘illuminato’ di Atlantis (Saturn Records, 1969) (Bitches Brew, nient’altro che Bitches Brew. Giusto un attimo prima) e – finalmente – Stay Awake.

O quantomeno la sua partecipazione ad esso, dacchè raccolta fortissimamente voluta da Hal Willner nella quale si andavano a rileggere alcuni classici Disney e dove sfilava un parterre de roi spaventoso: Tom Waits, Bill Frisell, Michael Stipe, Don Was, Yma Sumac, Marc Ribot, Buster Poindexter, Arto Lindsay e Ringo Starr. Tra gli altri. Riprendo fiato e continuo, asciugandomi un par di gocce di sudore.

Il nostro scelse di rileggere la visionaria marcia degli elefanti rosa – poteva essere altrimenti? – compresa in quel capolavoro d’animazione della Disney chiamato Dumbo. E se mai il destrorso Walt trovò nel suo bicchiere qualche goccia di acido lisergico, beh…accadde proprio mentre cercava di immaginare questa strana danza.

Colsero l’Oscar queste strane note, musicate in maniera eccelsa da Frank Churchill e Oliver Wallace nel lontanissimo 1941. E’ solo quarantanni dopo che arrivò Herman con il solito, meraviglioso, spiegamento di eccentricità. Saturno contro, che diamine!

VV.AA. – Dumbo Soundtrack (Lp, Disneyland, 1971)
VV.AA. – Stay Awake (Lp, A&M, 1988)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: