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73) Love Will Tear Us Apart (Joy Division) by Jah Division

26 aprile 2011

Paletti e steccati esistono principalmente nella testa di chi ascolta, nell’ottusità di chi è incapace di poter vedere oltre il proprio naso, o sentire oltre le proprie orecchie. Colonne d’Ercole inesistenti che precludono immense gioie sonore, una brutta malattia che nessuno può guarire, se non la tua apertura mentale e una discreta voglia di conoscenza. Una nota è soltanto mero fenomeno di compressione e rarefazione dell’aria, eppure può essere declinata in mille modi diversi, pur rimanendo sempre e soltanto una nota.

Il desiderio di rimanere abbarbicato a sonorità care alla propria adolescenza oppure fossilizzarsi in un solo genere è sempre stato il limite massimo di chiunque abbia mai ascoltato musica seriamente, rifiutando in blocco – per paura, snobismo, rabbia giovanile o chissà cos’altro – tutto il resto dello scibile musicale. Un pericolo sempre in agguato e un peccato mortale, commesso anche dal sottoscritto in giovane età, convinto d’essere duro e puro e invece ritrovatosi soltanto stupido e impaurito da ciò che non conosceva, con l’unico risultato (postumo) di maledire sé stesso per il tempo e le meraviglie perdute.

Come moltissimi miei coetanei mi aggrappai ai Joy Division chiudendo gli occhi, certo di aver trovato l’epifania definitiva dalla quale mai più mi sarei schiodato; non avevo bisogno di null’altro, mi ripetevo compiaciuto, rigettando in blocco di volta in volta tutto ciò che passava sotto il naso e che non avesse le medesime coordinate, in un ottuso diagramma Cartesiano di ascolti perfettamente allineati.

Poi però mi ripresi quasi subito, complice anche quella rilettura dei Magazine che svetta al numero 82 e che contribuì ad aprirmi la mente, e cominciai a voltare la testa anche verso anfratti che sino a pochi mesi prima la mia aridità avrebbe trovato discutibili, quando non grotteschi.

Capii improvvisamente che la vera gioia sta nel saltabeccare tra i generi con curiosità, emozionandosi nello scoprire nuovi paesaggi sonori o scovandone di inesplorati in quelli già ascoltati prestando scarsa attenzione. Pratica poco frequentata, invero, perché è più facile rimanere tenacemente attaccati a quel poco che ti è giunto in dotazione, magari delegando qualche radio beota a farti scoprire banalità assortite e di dominio pubblico.

Oggi Youtube e la possibilità d’accesso a quasi tutta la musica mai incisa dovrebbe rendere molto più vasta la fruizione da parte dell’ascoltatore (non uso la parola acquirente per ovvi motivi), eppure – paradosso estremo – gli appezzamenti di terreno e le tribù si sono frammentate in maniera esponenziale con il conseguente innalzarsi di cancelli e palizzate.

Oggi una band spesso la si conosce tramite una pubblicità azzeccata, oppure è talmente ben costruita da rappresentare un manuale di marketing, presunte fidanzate comprese. Insomma, magari non vendi un disco, però riesci ad avere discrete apparizioni televisive e le scarpe indossate dal tuo vocalist (prontamente sponsorizzato) sono tra le più copiate dai mocciosi d’occidente. Che, alla fine della fiera, tu non riesca a ricordarti un solo titolo della suddetta band, è un problema secondario.

Che volere di più in questo emorragico mercato ormai costruito su pianti e stridor di denti? La musica (il pop, il rock) e il tradizionale ruolo della sua fruizione è cosa ormai virtualmente morta, e l’accanimento terapeutico non servirà che a ritardare di poco l’ufficializzarsi della sua dipartita. Non v’è più il gusto di goderne, di considerarla un’emozione, un surrogato artistico.

Quanti under 25 collezionano i manufatti di una qualsiasi delle band uscite allo scoperto negli ultimi anni? E quante, tra queste band, hanno – seriamente – qualcosa da dire?

E’ per questo che venne da gridare al miracolo quando, soltanto pochissimi anni orsono, ci arrivò tra capo e collo una stranissima ma geniale declinazione Joy Division in versione dub. Sulla carta un matrimonio impossibile, di quelli consacrati con l’unico fine di scandalizzare o rendersi ridicoli, ma in realtà qualcosa che funzionava eccome e procurava inaspettati riverberi.

Dalle nebbie di Manchester ai soundsystem di Kingston senza passare dal via. Un miracolo, appunto, che stava a suggellare l’assioma di quanto gli orticelli, nella musica, fossero perniciosi e deleteri, finanche sciocchi nella loro tenacia fatta di nulla.

I quattro Jah Division (Brad Truax, Chris Millstein, Barry London e Kid Millions) venivano da Brooklyn, s’ergevano improvvisamente con un Ep dove – oltre a Love Will Tear Us Apart quivi ribattezzata Dub Will Tear Us Apart – andavano a rileggere Transmission, Heart And Soul e Disorder prima di sparire nuovamente nel buio di New York, lasciandoci questo pezzo di plastica come eredità.

Un singolo furioso nel far cozzare incandescenti frammenti dub con un’impeto quasi industriale, ove la carcassa dei Joy Division veniva fatta a brandelli, le carni strappate a morsi e poi lasciate macerare in una sezione ritmica purulenta nella quale soltanto lontanamente affioravano le antiche vestigia di Ian Curtis e sodali, soffocate da coltri di lapilli neri e mal d’Africa.

Geniali e inquieti, equidistanti figli di Royal Trux immersi nella calce viva come di King Tubby, di Bill Laswell come dei Sigur Ros dati alle fiamme, dei Coil di Love’s Secret Domain come dei Radiohead di Kid A; un melting pot dilatato dove temporali scatenati da furiose trombe d’eco facevano la parte del leone. Con i Jah Division Love Will Tear Us Apart acquista una cannibalesca tensione voodoo che non si scioglie mai, scegliendo d’immolarsi per i nostri peccati.

L’hanno rifatta anche: Paul Young, P.J.Proby, Swans, The Carnival Of Fools, Stanton Miranda, Simple Minds, Bis, Squarepusher, A1 People, Nouvelle Vague, Calexico, In The Nursery.

JOY DIVISION – Love Will Tear Us Apart (12”, Factory, 1980)
JAH DIVISION – Dub Will Tear Us Apart Ep (12”, Social Registry, 2004)

One comment

  1. Percorsi comuni. ” …il desiderio di rimanere abbarbicato a sonorità care alla propria adolescenza oppure fossilizzarsi in un solo genere” grazie alla rete è rimasta solo un’eventualità che non si è verificata.
    E su questa segnalazione mi fiondo con curiosità.



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