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74) Theme From The Persuaders (John Barry) by The Umbrella

22 aprile 2011

Mi piacerebbe farmi promotore per un deciso revival degli anni settanta. Sissì. E non sto parlando di tutto quel fuffame televisivo che – di volta in volta – estrae dal cilindro il Cubo di Rubik, Giochi Senza Frontiere o Santa Esmeralda.

Io parlo dei miei anni settanta, o meglio: di quelli della mia generazione. Quelli che si sono fermati al 1977 perché dopo è stata tutta un’altra storia e il decennio ha scartato di botto dentro ad un nuovo secolo e a mille dolori. Quelli che mi fanno ricordare le domeniche mattina (poi, per ventanni, saranno un buco nero), i sapori, gli odori di fine settimana autunnali.

Quei primissimi anni Settanta pronti ad ergersi (da allora e per sempre) su un triangolo equilatero formato da tre punti fissi, emozioni feroci attese con ansia per tutta la settimana dall’alto della mia quarta elementare e una cartella rossoblù troppo pesante: S.H.A.D.O. e The Avengers su Tele Capodistria e Attenti A Quei Due sulla Rai.

C’era stato poco altro prima di cotanto stiloso vedere, giustappunto Gianni e Il Magico Alverman e vaghissimi ricordi di Dorellik prima di venire attirato da qualche puntata di Pippi Calzelunghe (avevo anche io la mia Bjork ante litteram, che credete? Ed era molto più drogata, oh sì!) le domeniche pomeriggio del 1972.

Oppure Il Tesoro del Castello Senza Nome, telefilm cult da raccontarci il lunedì mattina di ritorno a scuola persi d’amore verso Marianne, la protagonista, immaginandoci tutti come Jean-Lup, il biondino coraggioso. E quindi via alla ricerca del tesoro dei Templari nel cortile della scuola.

Poi crebbi di quel tanto che basta per trovare odiose le ragazzine; quell’odio inspiegabile e puberale che ti tiene lontano dall’altro sesso senza alcuna spiegazione logica.

Erano soltanto una perdita di tempo e chiacchiere inutili le ragazze, in quella scuola elementare dove la Juventus vinceva ogni maledetta partita, da sola o con gli arbitri. E manco sapevano dell’esistenza dei miei telefilm preferiti, quegli esseri umani con le forcine sui capelli, senza peli e pieni di profumo.

A che mi servivano dunque se non mi dicevano cos’aveva fatto Danny Wilde il fine settimana precedente? Io impazzivo per l’epopea di Brett Sinclair (impersonato da Roger Moore) e Danny Wilde (Tony Curtis), il lord inglese automunito di Aston Martin e il bovaro americano con la Ferrari targata Modena. Due James Bond formato piadina (e uno ci finirà davvero di lì a poco ad impersonare 007) agli antipodi, due playboy sempre pronti a far trionfare la giustizia, con ogni mezzo necessario e gran dispendio di gnocca.

Un vero must, sul quale non transigevo, arrivando a puntare i piedi in casa, perché non se ne parlava proprio di perdere una puntata di Attenti A Quei Due. Ovvero – ma questo l’avrei scoperto soltanto anni dopo – The Persuaders.

Già soltanto sentir squillare la sigla era una vera e propria emozione, un brivido procurato da una perfetta concatenazione di musica ed immagini dove, su una specie di loop orchestrale dalle forti tinte malinconiche, scorrevano in pochi scatti i percorsi di vita nettamente differenti dei due protagonisti, sublime associazione che l’immenso John Barry studiò a lungo, usando pure il Qanun, stranissimo strumento arabo a 72 corde, sorta di cetra trapezoidale, vero responsabile del maleficio melodico che ti attirava in un vortice di rabbiosa e zampillante melanconia.

In quella 4° B eravamo tutti seguaci dei modi spicci e sbrigativi (e pure burini) di Curtis dacchè l’America l’avevamo vista spesso in televisione e ci pareva un luogo dove tutti erano simpatici, alla mano e ‘avanti’. Dove i sex symbol si chiamavano Raquel Welch e Burt Reynolds e dove tutto era grande, basti pensare alle tette di Dolly Parton.

Che posto l’America! Non così si poteva dire di Londra, visto che persino il sussidiario la citava come città fredda, nebbiosa e sempre grigia, stritolata da una delle peggiori recessioni economiche del secolo. Come potevamo schierarci dalla parte di Brett Sinclair, con queste premesse? Con uno freddo e glaciale come Moore, che per ben 24 episodi mai riuscimmo a vedere col sorriso addosso, sempre pronto a confutare le tesi di Curtis e che si diceva avesse voluto disegnarsi personalmente gli abiti?

Che razza di uomo era uno che si disegnava i costumi di scena per un film? Che razza di uomo era uno che, al massimo del successo della serie, pretese una frettolosa – e mai completamente chiarita – chiusura (tanto che non vi fu mai un episodio conclusivo) per permettergli d’indossare i panni di James Bond, lasciando calare un impietoso velo sul telefilm? Non l’ho mai perdonato per questo, quell’azzimato damerino. Mai! Al punto di fare un bell’embargo anche a tutti gli 007 dove fosse protagonista, trovando conforto nel fatto che al bel Moore doveva rodere assai il culo nel constatare come l’immenso Barry avesse dato la migliore delle sue sigle ad un telefilm pensato per la televisione, anziché tenersela per uno qualsiasi degli 007 che giungevano sul grande schermo ad intervalli regolari.

In fin dei conti era Tony Curtis quello che (come si mormorava) era riuscito a portarsi a letto Marilyn Monroe, tanto bastava. Immaginate dunque la gioia e il tripudio che mi colse quando, esattamente 14 anni dopo, in un oscuro 12” di post punk virato 60es mi imbattei nuovamente in una versione del tema, didattica e declinata 80es. Mi bastò pochissimo per farmi tornare alla mente quelle domeniche pomeriggio, seduto in cucina col Nesquik, fremente per una nuova puntata.

Gli Umbrella furono Carneadi qualsiasi certo, forse finanche inutilità allo stato puro, come un buon 90% delle uscite di quei mediani e terribili anni Ottanta, e mi comparvero tra le mani solo per quel rifacimento, cacciato in guisa di riempitivo su un 12″ scovato nelle solite vasche delle occasioni almeno 4 lustri orsono. Ma è in questo piccolo e misconosciuto combo che venne posata la pietra d’angolo – tramite Norman Fisher Jones detto Noko – per gli ormai dimenticati Luxuria e, soprattutto, Apollo 440.

L’hanno rifatta anche: Giuliano Palma And The Bluebeaters

JOHN BARRY – Theme From The Persuaders (7”, CBS, 1971)
THE UMBRELLA – Make Hell…(12”, Immaculate, 1985)

3 commenti

  1. grande post, come rivedere gli anni ’70 in uno specchio. io e mia mamma eravamo due fan di “attenti a quei due” e le nostre preferenze andavano a Tony Curtis”. Di quel periodo ricordo, anche se vagamente, “Gamma” “A come andromeda” e “Ho incontrato un’ombra”. che cavolo, rivoglio quegli anni e ‘fanculo al resto.


    • Ma nessuno ricorda Les Galapiats? In italiano: Il tesoro del Castello senza Nome?


  2. dimmi che senso avrebbe avuto la domenica pomeriggio (che odiavo) senza quel paloinculo di lord brett sinclair e quel malandrino di danny wilde e ringrazio il cielo mille volte



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