h1

77) I Can See For Miles (The Who) by Lord Sitar

8 aprile 2011

Diede lezioni di chitarra a Ritchie Blackmore e Steve Howe. Persuase Jim Marshall a costruire i suoi famosi amplificatori. Fu la prima persona in Inghilterra a possedere una Gibson Les Paul.

Sempre suo il primo effetto fuzz usato in una registrazione di studio (Hold Me di P.J. Proby). Scrisse gli arrangiamenti per la versione orchestrale di Tommy degli Who. Fu il chitarrista ufficiale di Top Of The Pops e Ready, Steady Go! durante gli anni sessanta.

Ha suonato in 200 Motels di Zappa e The Ballad Of Melody Nelson di Serge Gainsbourg. Sono sue le parti di chitarra nelle sigle televisive di Spazio 1999 e Thunderbirds. Andò in tour con Gene Vincent e Eddie Cochran. Partecipo’ alle registrazioni – sotto la direzione di John Barry – del James Bond Theme.

Mise le sue dita al servizio di una infinita serie di classici, tra i quali Ferry Cross The Mersey, Itchycoo Park, He’s Gonna Step On You Again, Anyone Who Had A Heart, Puppet On A String, It’s Not Unusual, The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore, You Don’t Have To Say You Love Me, Everlasting Love, Je T’aime…Moi Non Plus, Chirpy Chirpy Cheep Cheep. Fu amico intimo di Elvis Presley e membro della James Last Orchestra.

Prestò la sua Gibson J-200 a Jimmy Page per la registrazione di Led Zeppelin. E’ stato calcolato che abbia partecipato ad oltre 1000 (sì, mille!) registrazioni entrate nelle classifiche inglesi.

Veniva amichevolmente chiamato Big Jim, in contrapposizione al soprannome dato a Jimmy Page (Little Jim).

Potrei continuare per pagine, ma mi fermo qui e riprendo fiato, immaginando i vostri occhi strabuzzati ed increduli, meravigliandomi di come sia possibile – dinanzi a cotanto senno – ignorare un chitarrista come Big Jim Sullivan (vero nome James George Tompkins), probabilmente il più famoso session man (anche se il termine è riduttivo alquanto per un musicista dalla simile statura) d’Inghilterra dagli anni Cinquanta agli Ottanta. Non sono esente da peccato dacchè arrivatoci per vie traverse e tardi.

Molto tardi. Stramaledettamente tardi.

Nello specifico tramite questo disco di psycho beat dal taglio modernista molto in voga tra i festosi partecipanti di quei party stile Carnaby Street dove si declina lounge, raccolte stile Kinky Beats, Jazz retroverso e Mint Royale.

Mod, potremmo dire, se fosse davvero esistita una musica propriamente mod. Big Jim Sullivan ha messo le dita su gran parte dei pezzi da novanta incisi tra il 1960 e il 1975. Con qualche curiosità a far da corollario. Come, appunto, questo progetto nato quasi per caso.

Sul finire dei Sixties, con la scorpacciata indiana dei Beatles e il riconoscimento anche in Occidente di personalità quali Ravi o Ananda Shakar il buon Sullivan volle esplorare le sonorità del sitar per portarlo all’interno delle strutture musicali europee.

Ne scopriva i più reconditi segreti da Vilayat Khan, per poi esercitarsi ludicamente a casa Harrison in compagnia dell’allampanato Beatle. Gli piaceva quello strano strumento simile ad una zucca tagliata a metà (i primi sitar erano effettivamente costruiti usando la curiosa pianta), ammise Mr. Tompkins, lo trovava divertente e dalle infinite possibilità.

Non ultima una certa somiglianza stilistica con il blues, il quale – pare – discendesse proprio dalle slide orientali attuate sulla chitarra indiana (di cui il sitar è figlio degenere) da tempo immemorabile.

E quindi perché non incidere un paio di dischi intrisi di cover version adagiate su quegli umidi suoni orientaleggianti? Lo fece, e il nomignolo Lord Sitar diede adito alle più fantasiose speculazioni, in quel psichedelico 1967: è lo stesso Harrison, tuonarono saccenti i tabloid inglesi (quantomeno i pochi che si accorsero dell’uscita del manufatto in questione). No, è qualcuno del giro di Ravi Shankar, se non lui stesso in persona, si vociferava tra gli addetti ai lavori.

Sbagliato. Era proprio l’estro e il talento di Big Jim Sullivan a voler tentare un meticciato sonoro – scevro di seriosa pallosità, va aggiunto – ante litteram. E che goduria approcciarne l’enfasi e le spirali di pop derviscio, scovare goduriose gemme Bollywood e dimenarsi in questo jazz funk dallo spiccato accento beat. Undici ipnotici e speziati raga con un retrogusto tutto occidentale per un disco presto caduto nel dimenticatoio (ma qualcosa mi dice che i Cornershop prenderanno srupolosa nota) sebbene bissato – di lì a poco – da Sitar Beat (Mercury, 1968).

Tra tutte (ma andrebbero citate almeno anche Eleanor Rigby, Black Is Black e Daydream Believer) è proprio il pezzo degli Who a svettare, catapultandoti in una Londra multirazziale e in bianco e nero, intrisa di Hanif Kureishi, Alvin Stardust, Pimlico Boys, Ronnie Scott’s e curry come se piovesse.

Fantasioso come pochi insomma, e pieno di zampillante estro retrò.

L’hanno rifatta anche: Incubus, Styx, The Amazing Dancing Band, Tina Turner, Hyperhead, Petra Haden

THE WHO – I Can See For Miles (7”, Track, 1967)
LORD SITAR – Lord Sitar (Lp, Regal Zonophone / Capitol, 1968)

3 commenti

  1. scevro di seriosa pallosità*** qui avrei qualcosa da ridire. Ti riferisci alla pallosità della musica classica indiana?


  2. Certo che ci sono nugoli di fucili puntati😉
    Mi riferivo al ‘meticciato sonoro’, ovvero: spesso importare tradizioni non nel dna occidentali creano soltanto pacchianate. E viceversa quando ‘dall’altra parte’ vogliono fare gli europei. Detto questo, non ho particolare trasporto verso gran parte del bollywood-ianesimo. Altro discorso per le cose meno ‘pop’ che vengono dall’India, di cui non sono un profondo conoscitore ma un tiepido seguace.


    • Concordo. Io però adoro il pop-trash bollywoodiano.



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: