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82) Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin) (Sly And The Family Stone) by Magazine

17 marzo 2011

Si può arrivare al funk da mille strade diverse, prendendo uno qualsiasi dei rivoli liquidi che portano dal delta del blues e del rock and roll fino alla sudata palude black. Puoi arrivarci pagaiando con calma o scegliendo di venir accompagnato dalla corrente; puoi scegliere di buttarti a capofitto sulle rapide o seguire il fiume da terra, con lo sguardo rivolto al gorgogliare dell’acqua. Occhio attento e fucile in spalla.

Puoi scegliere qualsiasi percorso e decidere l’andatura che preferisci perché sai che è lì che dovrai finire; è da quel magico e ribollente magma ritmico che comincerai a far di conto e vedere la luce, perché in principio c’era il ritmo, e poi…è continuato per non smettere mai. E dunque: fiat lux. Non serve puntare i piedi o cambiare strada, alla black music non sfuggi, quindi tanto vale mettersi in marcia da subito e procedere spedito verso il sentiero.

Io sono arrivato al funk per questa minuscola via, trafficata quanto basta per incrociare personaggi interessanti e sentirsi sfiorare da un brividoso pericolo ad ogni passo.

Era il 1980 e pensavo che Howard Devoto fosse uno dei talenti più grandi che il rock inglese avesse mai avuto (una adorazione che non ha perso lustro ancor oggi), sorta di Brian Eno post ‘77 – meno noioso, invero – pronto ad abbandonare sul più bello una band di successo come i Buzzcocks per formare i Magazine, dream team di musicisti che bene avrei visto declinati jazz e che mai più mi ricapitò di incontrare nel campo di quella maionese chiamata new wave: Barry Adamson, John McGeoch, Dave Formula, lo stesso Devoto… Varoba da perderci il senno se solo eri un po’ interessato a sentir suonare come Dio comanda, dopo anni di punk approssimativo e spesso pure senza troppe idee a condire.

Puntuali, calibrati, capacissimi nella scrittura senza perdere di mira il formato canzone e indugiare – come sovente accade in musicisti dotati – in onanismi o astruse pantomime cerebrali pericolosamente ondeggianti verso un diabetico bulimismo sonoro.

Insomma, erano la perfetta intersezione tra gli anni Settanta di David Bowie, il glam degli Sparks, il punk, qualche masserizia progressive meno ingombrante (Van Der Graaf Generator su tutti) e quei cirrocumuli post che si stavano profilando all’orizzonte, indecisi su quale meta prendere. The Correct Use Of Soap lo consumai in ore e ore di ascolti inconsulti, pronto a scovarci una ventata d’aria fresca ad ogni giro, dove Because You’re Frightened era l’altra via ai Joy Division e sarebbe stata perfetta per Top Of The Pops, Permafrost spandeva profumi equidistanti da T-Rex e King Crimson e The Song From Under The Floorboards era semplicemente una delle più grandi canzoni che avessero mai attraversato i miei padiglioni auricolari.

E poi c’era Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin), squarcio di deserto in mezzo ad oasi lussureggianti, asciutto scheletro curioso ed ingombrante sin dal titolo, così pulsante nel suo propagarsi; così Magazine ma anche no, ed era questo iperbarico cozzare di elementi che colpiva, era la tastiera frastagliata di Dave Formula (un Dio, nei 4 x 4 della mia cameretta), era la voce di Howard che si faceva ancor più asessuata del solito, crioterapica e lasciata miagolare sullo sfondo, in bilico su una intelaiatura imperniata di quasi nulla.

Ma era un quasi nulla perfetto, al quale l’aggiunta di qualcosa l’avrebbe reso stomachevole, e – d’altro canto – la sottrazione ne avrebbe soltanto esaltato l’insipienza.

Andava bene così, e chissà perché. Il motivo lo scoprii scorrendo le note di copertina e i crediti: era firmata da tal Sylvester Stewart, un nome che tutto mi faceva tornare alla mente fuorchè la new wave o i fiordi scoscesi del punk. Mi suonava come Leo Sayer, John Denver. Come l’altro Stewart, Al.

O Rod. Aveva un’allitterazione diversa da quei nomi così spigolosi in voga in quell’inizio di decennio: Johnny Lydon, Peter Murphy, Siouxsie Sioux, Ian Curtis, Philip Oakey. Lo stesso Devoto (nato Trafford) era un nome estremamente impregnato di futuro. Così indagai. Mi ci volle tempo, caparbietà e pure una discreta forza di volontà per vincere le prevenzioni e non provare da subito disgusto per quei tagli di capelli, quelle zeppe, quel look buzzurro così lontano dall’asciutta e grigiastra impeccabilità dei Magazine.

Dovevo azzerare e tornare indietro, lavarmi via le prevenzioni e cominciare a ragionare in black. Non era facile per uno cresciuto con la musica bianca per antonomasia – ovvero il punk – e più di qualche assaggio dub non si era concesso.

Il buon Silvestro mi aiutò moltissimo, mi condusse per mano verso George Clinton, Ike & Tina Turner, Isaac Hayes, Curtis Mayfield, Parliament, Funkadelic, persino James Brown. Uno che avevo sempre e solo considerato – con somma stupidità – uno scimmione sudato. Punitemi per questo, piuttosto che per l’esclusione di All Along The Watchtower di Hendrix, avreste ragione e sarei io a porgervi la tanica di gasolio e il fiammifero.

Mi condusse al loro cospetto e poi mi riportò in seno alla sua Rocciosa Famiglia. Andai dunque a recuperare l’originale per poi tuffarmi in quel capolavoro di grezzo sudore e ritmi sguaiati chiamato There’s A Riot Going On nel quale – ohibò! – scoprii che aveva deciso di rileggerla ulteriormente, espandendone l’humus ritmico in sette minuti di vapori mefitici e appicicaticcio funk.

La ribattezzava Thank You For Talkin’ For Me Africa e io, dal giorno della rivelazione, mi ritrovai un nuovo santino da affiancare a Howard Devoto.
Funk You For Letting Me Be Myself Again, Sly.

L’hanno rifatta anche: Jackson 5, Widespread Panic, Drive Matthews, Van Morrison, Gladys Knight And The Pips, Lonnie Smith, A Tribe Called Quest, Barry White, Dr.John, George Clinton & Parliament, KC & The Sunshine Band, Crusaders

SLY AND THE FAMILY STONE – Sly And The Family Stone (Lp, Epic, 1969)
MAGAZINE – The Correct Use Of Soap (Lp, Virgin, 1980)

3 commenti

  1. applause!


  2. Chapeau :))
    Stavolta sei riuscito a farmi ridere, sappi che devi a questo la mia presenza in questo luogo di tortura per pigri😀


  3. ce li ho. entrambi. sia il corretto uso del sapone che il 45 giri di Sly & The Family Stone (ahimè, non un’edizione originale ma una ristampa inglese degli anni 80 che, fino ad ora, non avevo mai considerato come conseguenza della cover dei magazine e che invece…)



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