h1

100) Completèment Nue au Soleil (Brigitte Bardot) by Ludus

4 gennaio 2011

Quando sono finiti gli anni sessanta? Quando hanno smesso di brillare i raggi di sole della speranza, offuscati da brutte nuvole color canna di fucile ma più fucile che canna? Con il Maggio parigino? Con l’attentato a Brescia? Con la morte di Pinelli? All’arrivo del primo vero scandalo italiano, ovvero quello della Lockeed di Gui e Tanassi? Si sono interrotti in Vietnam o non sono mai cominciati – nonostante un’allucinazione collettiva, la minigonna e i Beatles – nati morti e subito abortiti dentro quella decapottabile a Dallas?

Dove dobbiamo piantare i chiodi per fissare i paletti che recintano le nostre nostalgie? Dovessi scegliere, con una punta di accanimento terapeutico e la voglia mai sopita di vedere il bicchiere mezzo pieno, opterei per il 1970, quando Brigitte Anne Marie Bardot diffondeva questo leggero e vaporoso refrain sotto il sole di Cannes, con un trillo di lascivia dato dal raggiungimento dello zenith di una incommensurabile bellezza, da lì pronta a scemare. Gli ultimi scoppiettanti fuochi di un decennio irripetibile, cresciuto esponenzialmente col passare del tempo e dei ricordi, un sigillo da parte del maggior sex symbol di tutti i tempi, pronto al nudo integrale prima di ritirarsi a vita privata, impudica Greta Garbo dal fascino all’ennesima potenza.

Forse finiscono davvero qui i Sixties, con un ultimo bagliore e un’ultima coppa di champagne, prima d’accartocciarsi e lasciar spazio all’avanzante grigiume di quei primissimi anni Settanta, all’austerity, a Renato Curcio e Ulrike Meinhof, al Kippur, ad un Settembre Nero in quel di Monaco. Al glam rock, a David Bowie e al supremo 1976 che avrebbe azzerato tutto per non azzerare nulla. C’era però ancora il tempo per questo trillo, sciocchino e contagioso, scritto da Jean Francois Frederinucci e lasciato gorgogliare ad una BB che già stava guardando altrove, accigliata, stanca e pronta a chiudere le finestre di casa per ritirarsi in una dorata solitudine che ne avrebbe – a lungo andare – danneggiato le sinapsi ma aumentato il culto.

C’ero, nel 1970, ma ero occupato a giocare con le bilie, più precisamente quelle con le immagini dei ciclisti. Brigitte Bardot non significava nulla nel mio mondo racchiuso attorno a quelle palline di plastica sbiadita dalla quale si intravedevano magliette dai colori innaturali, sguardi vitrei e cappellini zeppi di sponsor: Merckx, il povero Ocana, Zoetemelck, De Vlaeminck, Basso, Bertoglio e Gimondi, dove l’ultimo rispondeva al nome di Felice ma – per una sorta di Contrappasso Dantesco – aveva una faccia triste come quelle delle comete mentre si allontanano dal sistema solare, a capo chino e con una lacrima dorata in scia da far leccare al gregario di turno.

Tempi in cui una pista di sabbia fatta come Dio comanda valeva quanto un Piper, ovvero il gelato più buono (e costoso) che ci fosse in giro all’epoca, gustosissimo cilindro futuristico fatto di panna, fantasie inenarrabili (ci fermavamo ad odorare persino la plastica dell’involucro, prima di mangiarlo) e cioccolato. Dove l’estate significava scorpacciate di Giochi Senza Frontiere, Festivalbar da Asiago (e non dall’opulenta Arena di Verona) e TeleCapodistria (Innoxa! Innoxa! chiocciava quella pubblicità che mai più avremmo dimenticato). Significava tutto questo e poco più, invero.

Perché mica avevamo tanti svaghi allora e chi vedeva un aereo dal vivo era guardato come se fosse stato rapito dagli UFO. Magari quelli che il Comandante Straker combatteva con tenacia dalla sua Base S.H.A.D.O.

C’ero dunque, e ricordo un palinsesto radiofonico ove imperavano gli Shocking Blue, dove la Motown faceva spesso la parte del leone e qualche bel fraseggio di musica italiana ogni tanto si affacciava (Lucio Battisti e Mia Martini su tutti), ma nel quale non ho ricordi d’aver mai sentito la Brigitta cinguettare Completèment Nue Au Soleil. Dovetti attendere 12 anni per provarne il brivido sexy e sentire che…sì, era una canzone anche per me. Per me che dopo Gimondi, il Piper e Giochi Senza Frontiere mi ero fatto le ossa dapprima sul glam rock e poi sul rock inglese di fine anni settanta, qualsiasi cosa questo volesse significare.

Per me significava Pink Industry, Raincoats, Wire, Magazine, Associates. E Ludus. Erano proprio questi ultimi ad acuire gli angoli e appuntire la Brigitte Completamente Nuda Al Sole, i Ludus di Linder Sterling (vero nome Linda Mulvey), ovvero di colei che della band era la teorica armata, il paradossale sex symbol (What Do I Get dei Buzzcocks è dedicata a lei) oltre che rinomata artista (sue le copertine di Real Life dei Magazine, ad esempio).

Due donne agli antipodi Brigitte e Linder, dove la prima era il simbolo di quei Sessanta scanzonati e misogini, nei quali giocava il ruolo di mero oggetto di desiderio per orde di maschi allupati, ancora intenti ad asciugarsi le lacrime per la scomparsa della burrosa Marilyn, mentre la seconda portava fieramente avanti le barricate di un femminismo mai disposto a venire a patti col nemico.

Se la prima era Mae West la seconda aveva i tratti di Ulrike Meinhof. Nulla univa queste due antitetiche donne, fiere di una fierezza agli antipodi e pronte a percorrere una strada inversa. Risulta altresì difficile immaginare una femminista iper politicizzata cantare di un nudo integrale, e sono fermamente convinto ci sia stato un preciso disegno nello scegliere la canzone, in quel 1982; i Ludus erano politici in ogni loro espressione e nessuno dei movimenti o dei proclami di Linder era lasciato al caso (un motivo ci sarà pure se rimane l’unica donna con la quale Sua Istericità Morrissey conversa ancora agevolmente, memori di una antica amicizia mai sopita), dunque la vissi come una legge del contrappasso, quasi come se Margherita Hack fosse stata chiamata ad esibirsi a Striscia la Notizia, in guepière, a cantare astruse formule astronomiche per il popolino ignorante.

Strideva, quello zampillar di note, tra gli aguzzi cunei sonori dei Ludus, e non riuscivo proprio ad immaginarmi Linder completamente nuda al sole in qualche spiaggia che conta(va) senza un Kalashnikov di fabbricazione sovietica sotto il braccio e qualche libro di Bakunin a proteggerla dal riverbero dei raggi solari. Eppure funzionava, perché la bella Linder sapeva come maneggiare la materia senza recitare il ruolo della zitella inacidita, femminista per necessità.

Vi sparge una punta di brontolosa civetteria, due tocchi sexy, la comparsata di Dave Formula dei Magazine alle tastiere e alcune grattuggiate jazz, accorta abbastanza per non evirare le spazzolate bossa dell’originale. Trovava altresì difficoltà nella pubblicazione, e l’accogliente asilo arrivava – una tantum – dall’Italia, grazie alla benemerita (nei secoli dei secoli) Base Records per un timido Ep. Iscrissi Linder (e Jayne Casey dei Pink Industry) tra i miei feticci sessuali di quegli anni, accantonando BB con moti di stizza, voli pindarici di stampo politico e impeto futurista.

Oggi Brigitte si occupa di animali, Linder espone alla Tate Gallery. La seconda, nue au soleil, farebbe ancora la sua porca figura, credetemi, anche con un AK47 e i libri di Bakunin sottobraccio.

E allora balla Linder, balla come sai.

L’hanno rifatta anche: Arthur Higelin

BRIGITTE BARDOT – Nue Au Soleil (7”, Barclay, 1970)

LUDUS – Completèment Nue Au Soleil (12”, Base, 1982)

2 commenti

  1. Ho l’impressione che ci si conosca: Tape Art?

    Il fatto che non conoscessimo i rispettivi blog forse ha aumentato i nostri lettori?

    Complimenti per i “disclaimer” in termini di diritto d’autore e normativa sulla stampa (da esperto della materia quale sono).

    Ciao

    Steg


  2. La versione dei Ludus si trova anche sull’antologia (formato CD per quanto ne so) The Damage.

    Ciao

    Steg



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: